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Home Page La Preghiera Pesantezza della vita e leggerezza di Dio
Pesantezza della vita e leggerezza di Dio PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Cicoletti   

La vita può dimostrarsi molto pesante per una serie di motivi. Talvolta la causa del nostro appesantimento sono i nostri peccati (Ger 9,5); o forse, la vita stessa ci ha fatto spingere fisicamente ed emotivamente per lunghe distanze e siamo semplicemente stanchi ed esausti. O abbiamo forse ridotto la vita cristiana ad un sistema legalista di modelli e comportamenti che ha reso l'esistenza noiosa.

Se abbiamo peccato, dobbiamo pentirci e chiedere perdono a Dio. Se siamo semplicemente sfiniti, dobbiamo prenderci un po' di tempo per riposare. Se invece facciamo dipendere il processo di santificazione dai nostri sforzi, dobbiamo solo arrenderci, aprire le braccia e ricevere nuovamente la Grazia.

Attingere forza dalla preghieraLa chiamata di Dio per il cristiano è quella di  perseverare e raggiungere la meta. Lungo il cammino dovremo combattere la stanchezza, l'indifferenza e la carne ma dobbiamo continuare ad aver fede ed andare avanti. 2Tess 3,13 afferma: "Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene" e Galati 6,9 chiarisce: "Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo (non ci stanchiamo e lasciamo perdere), a suo tempo mieteremo".
Qui Dio fa una promessa condizionale dicendo che porteremo frutto e otterremo il premio eterno a tempo debito se non ci perdiamo d'animo e non ci stanchiamo. A dire il vero, se ci perdiamo d'animo nella nostra preghiera, non possiamo aspettarci nulla (vedi Lc 18, 1-8). Perciò è di fondamentale importanza conoscere il modo ed il luogo da cui attingere per alimentare continuamente e rinnovare le nostre forze.

Il contesto in cui si colloca il versetto di Galati 6 parla della possibilità di seminare nello Spirito o viceversa nella carne. Lo scopo di questo ordine di Dio è che noi perseveriamo nel fare il bene e continuiamo anche a procedere bene su questa via affinché continuiamo a portare frutto sia dentro che fuori di noi. Dobbiamo vigilare che le motivazioni del nostro cuore siano sempre rette, i nostri pensieri puri e che i frutti dello Spirito siano evidenti ed abbondanti nella nostra vita. Dobbiamo inoltre essere attivi nel servire gli altri portando i loro pesi e mostrare loro buona volontà così che possano vedere le nostre buone opere e glorificare il Padre nostro che è nei cieli (Mt 5,16). Entrambi questi componenti dovrebbero essere una realtà regolare nel cristiano. Se manchiamo di uno o di ambedue, non riusciremo a perseverare aprendo le porte all' apatia spirituale e perderemo così l'amore degli inizi. In poche parole ci raffredderemo e tutto diventerà pesante e noioso!

La risposta per avere una vita costantemente riempita dello Spirito non sta neppure nell'attivismo.
La Chiesa di Efeso in Apocalisse 2 continuava nella verità e nella difesa della sana dottrina. Era intollerante verso i falsi insegnamenti o le mezze verità ed abbondava di opere buone. Il rimprovero che Dio le rivolse tuttavia riguardava il fatto che avevano perso l'amore degli inizi o meglio ancora avevano dimenticato il primo amore! Ne avevano semplicemente altri, senza rendersene conto! E questa è concretamente la causa del fallimento dei nostri matrimoni che si perdono per strada......!

All'inizio facevano tutto perché amavano Dio e provavano piacere nel servirlo ma col passare del tempo, le loro opere divennero pura formalità e funzione piuttosto che effusioni o manifestazioni dell'amore e della vita sovrabbondante in Cristo.
La stessa cosa era accaduta con Israele ai tempi di Malachia. In Malachia 1,13 Dio riprende il popolo d'Israele perché andava in giro dicendo che servirlo era "faticoso". Dio desidera sempre e solo un cuore traboccante di devozione, amore, passione ed impegno. La perseveranza come la intende Dio non sta dunque solo nel continuare a fare le "cose giuste" ma è questione di essere guidati e controllati dall'amore di Dio. "Le cose apparentemente giuste" potrebbero essere internamente vuote e cioè non prodotti esterni dell'amore di Dio e per Dio in noi che si manifesta attraverso di noi. In poche parole Dio che opera attraverso le nostre mani, bocche e gambe! Esteriormente buone ma sostanzialmente vuote.

Se siamo esausti o se ci siamo persi d'animo facciamo bene dunque a considerare il punto da cui siamo partiti, l'Incontro con Gesù vivente e guardare nuovamente a Lui per ricevere da Lui. Questo è il senso del ravvedimento a cui accenna Apocalisse 2,5.

Ebrei 12, 3 afferma: "Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d'animo" e finire schiacciati dal peso!!

Quando avvertiamo che cominciamo a stancarci di Dio e del suo servizio, dobbiamo prendere in esame Gesù. La sua vita fu brutale in molti aspetti. Conobbe molti rifiuti e sofferenze che neanche possiamo immaginare. Eppure, non si tirò indietro e per mezzo della sua potenza che opera in noi, anche noi possiamo perseverare nel servizio con tutto il cuore. Quando le nostre forze vanno scemando e sentiamo di non poter procedere, Cristo è la nostra Speranza. Egli non si stanca mai ne sente il peso e promette di rinnovare le forze di quelli che sperano in Lui (Is 40, 28-31).

Poggiarsi solo sulla buona volontà per essere sostenuti spiritualmente non basterà ma arrendersi fiduciosamente alla sovrabbondante Grazia di Dio che opera nella ed attraverso la nostra debolezza invece si (2Cor 12,9-10).
Quindi se avvertiamo una pesantezza spirituale ed una perdita della gioia nelle cose che riguardano Dio ecco cosa dobbiamo fare: dobbiamo riconoscere la nostra condizione per ciò che essa è davvero: peccato.
Isaia 43,22 dice: "Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele". La verità è che noi ci stanchiamo di Dio. E poiché Dio è la fonte della nostra gioia e l'adorazione deve essere indirizzata a Lui, il nostro problema quando ci perdiamo d'animo ha dunque origine dall'essere spiritualmente "stanchi" di Dio. Egli diventa un fardello pesante, lo lasciamo da parte o non cerchiamo comunione con Lui attraverso la Parola e la preghiera. Non abbiamo più tempo per Dio giornalmente perché abbiamo altri interessi o "altri amori". È a tal punto che dobbiamo riconoscere la realtà del nostro scivolamento spirituale all'indietro ed avvicinarci a Dio che a sua volta si avvicinerà a noi (Gc 4,8).

Dio solo è la fonte della forza e così quando la stanchezza spirituale fa ingresso nella nostra vita, dobbiamo riconoscerla, pentircene e permettere a Dio di essere la nostra gioia. Mentre Dio diviene la nostra gioia, possiamo aver fiducia che la forza seguirà come un fiume immediatamente perché speriamo in Lui. Come afferma Neemia 8,10: "Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza!". 

Stai perdendo la forza spirituale? O meglio ancora, hai perduto la gioia in Dio stesso? Ravvediti e lascia che Dio sia la tua gioia; la sua forza e la sua gioia seguiranno presto! Cerca il Signore ed avrai la forza! Non fermarti a cercare la forza del Signore ma il Signore della forza o come raccomanda Paolo in Efesini 6 "attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza!! "

Marco Cicoletti
www.amicidigesu.it

 

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