| Il Dio che combatte per te |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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Sull'efficacia dell'intercessione!
Cosa fa Dio quando sei nei guai? Bella domanda! Quando la barca della vita presenta una falla? Quando l'ultimo centesimo se ne è andato prima che l'ultima bolletta sia stata pagata? Quando l'ultima speranza è partita con l'ultimo treno? Cosa starà mai facendo Dio? Io so ciò che noi facciamo.....
Battiamo le dita nervosamente sul tavolo facendo rumore con le unghie. Camminiamo di qua e di là per la stanza. Prendiamo delle pillole. Io so ciò che noi facciamo.... .
Ma cosa fa Dio? Bella domanda. Veramente grande. Se Dio dorme, allora sono fritto. Se ride di me, sono perduto. Se incrocia le braccia e scuote la testa, allora sono vicino alla fine. Cosa starà mai facendo Dio? Bene, ho deciso di cercare una risposta a questa domanda. Essendo l'astuto ricercatore che sono, ho scoperto qualcosa che può dare una risposta a questa domanda. Pochi sanno - a dire il vero, nessuno- che i giornalisti correvano dappertutto anche ai tempi dell'Antico Testamento. Sì, è vero: nei giorni di Noè, di Abramo e di Mosè i reporter si precipitavano sulla scena per registrare i drammi di quei tempi o in cerca di qualche scoop! Ed ora, in prima assoluta, sono felice di presentare alla vostra lettura un loro articolo. Come sono giunto in possesso di questo articolo? È una lunga storia ma è autentico. Una vera e propria scoperta archeologica o forse la scoperta dell'acqua calda quando avrai finito di leggere ed avrai trovato risposta all'interrogativo iniziale. So solo che si tratta di un'intervista in esclusiva niente meno che a Mosè! E così con grande fame di verità e con orgoglio posso condividere con te una conversazione a tu per tu che mai nessuno ha pubblicato; una conversazione con un uomo che risponderà a questa domanda: cosa fa Dio quando noi siamo nei guai? L'intervista è tra la Stampa della Terra Santa e Mosè. Giornalista: Ci racconti del suo conflitto con gli egiziani. Mosè: Oh, gli egiziani- grande popolo. Abili guerrieri. Furbi come serpenti. Giornalista: ma siete riusciti a scappare! Mosè: Ma non prima che venissero trascinati via dalle acque. Giornalista: Si riferisce al conflitto del Mar Rosso? Mosè: Sì, è stato spaventoso. Giornalista: Ci racconti dettagliatamente come si sono svolti i fatti. Mosè: Beh, il Mar Rosso era da una parte e gli egiziani dall'altra. Giornalista: Allora, voi avete attaccato per primi? Mosè: Sta scherzando? Con mezzo milione di malati di colite? No, la mia gente aveva troppa paura. Loro volevano tornare in Egitto! Giornalista: Allora, ha dato l'ordine di ritirata? Mosè: Per dove? Nell'acqua? Non avevamo una barca e non avevamo un luogo in cui andare. Giornalista: Che cosa consigliavano i vostri esperti? Mosè: E chi ha chiesto loro qualcosa. Non c'era tempo. Giornalista: E allora cosa ha fatto? Mosè: Ho chiesto alla gente di rimanere ferma. Giornalista: Vuole dire che col nemico che si avvicinava, lei ha detto alla sua gente di non muoversi? Mosè: Sì, ho detto esattamente queste parole alla mia gente: "rimanere fermi e vedrete in quale modo il Signore vi salverà". Giornalista: E per quale motivo voleva che la sua gente restasse ferma? Mosè: Per togliersi di mezzo e lasciar libera la strada a Dio! Quando non si sa cosa fare, è meglio non far nulla finché Egli non faccia ciò che vuole. Giornalista: Ma non le pare una strategia un po' strana? Mosè: Lo è se sei abbastanza grande per la battaglia. Ma quando la battaglia è più grande di te e vuoi che Dio prenda il comando, è tutto ciò che tu possa fare. Giornalista: Possiamo parlare di qualcos'altro? Mosè: Certamente, è il suo articolo! Giornalista: Subito dopo la vostra fuga..... Mosè: la nostra liberazione, vuole dire.. Giornalista: È uguale! Che differenza fa? Mosè: Si sbaglia. C'è una grande differenza. Quando si fugge, sei tu ad agire. Quando vieni liberato, è qualcun altro ad agire e tu non fai altro che seguirlo. Giornalista: Va bene, allora, subito dopo la vostra liberazione, vi siete battuti contro gli Ammo...Amale...come si chiamano? Ah, si! Ecco.... Mosè: gli Amalechiti! Giornalista: Sì, proprio loro, gli Amalekiti! Mosè: Grande popolo. Abili guerrieri. Furbi come serpenti. Giornalista: Ma voi avete vinto e non loro! Mosè: Dio ha vinto! Giornalista: sì.....- Dio ha vinto- ma voi avete fatto la vostra parte. Avete combattuto la battaglia. Voi siete scesi in campo. Mosè: Sbagliato. Giornalista: Cosa? Non era presente alla battaglia? Mosè: Non esattamente a quella. Mentre l'esercito stava lottando, io presi i miei amici Aronne e Cur con me ed insieme a loro mi recai sulla cima del monte e da lì combattemmo. Giornalista: L'uno contro l'altro? Mosè: Ma cosa dice! Noi combattemmo contro i principati e le potestà dell'aria! Cioè contro le tenebre! Giornalista: A colpi di spada? Mosè: No, ma che spade! A preghiere! Io ho solo alzato le mie braccia verso il Signore come avevo fatto davanti al Mar Rosso; questa volta mi accorsi di aver dimenticato il bastone ai piedi del monte! Capisce? E così, invece di alzare il bastone, alzai l'unica cosa che avevo: le mani! Quando alzavo le braccia, noi avevamo la meglio ma quando le abbassavo perché non ce la facevo più per la stanchezza, i nostri nemici vincevano. E così i miei amici, compreso il meccanismo, si misero a sostenere le mie braccia ben in alto finché gli Amalechiti non furono ridotti ad un capitolo della nostra storia. E noi vincemmo la battaglia. Giornalista: Aspetti un attimo. Lei pensa che l'esser stato in cima alla montagna con le braccia alzate abbia fatto la differenza? Mosè: Vede forse qualche Amalechita attorno a noi? Giornalista: Non le suona un po' strano che il generale dell'esercito se ne stia sulla montagna mentre i suoi soldati combattono a valle? Mosè: Se la battaglia fosse avvenuta nella vallata, allora ci sarei andato anch'io ma non era quello il luogo in cui la battaglia veniva combattuta. Giornalista: Molto strane le sue strategie! Mosè: Mi scusi, ma se suo padre fosse più grande del tipo che la sta picchiando, lei non chiamerebbe in causa suo padre? Non griderebbe a squarciagola il suo nome? Giornalista: Cosa? Mosè: Se il tizio l'ha messa a tappeto ed è sopra di lei e suo padre i trova a portata d'orecchio, cioè può ascoltare il suo grido d'aiuto e le ha detto di chiamarlo quando ha bisogno, cosa farebbe Lei? Giornalista: Chiamerei mio padre! Mosè: Questo è ciò che faccio. Quando la battaglia è troppo grande, io chiedo a Dio di prendere il controllo. Faccio combattere mio padre per me. Giornalista: E lo fa? Intendo, si presenta a combattere? Mosè: Ha visto forse qualche israelita costruire una piramide recentemente? Giornalista: Mi permetta di verificare insieme a Lei se ho capito bene. Una volta avete sconfitto il vostro nemico rimanendo fermi; un'altra volta avete vinto la battaglia alzando le mani. Ma come ha fatto ad inventarsi una cosa simile? Ma chi vuole che la beva? Mosè: Vede, se glielo dicessi, non mi crederebbe. Giornalista: Mi metta alla prova. Mosè: Bene vede, ci sarebbe un roveto che bruciava...però per un'altra volta, eh? Giornalista: Forse ha ragione. Lo risparmieremo per un altra volta. Dimmi dunque: "cosa fa Dio quando siamo in una situazione disperata? Se Mosè ci è da indicazione, questa domanda può esser risposta con una parola: combatte. Combatte per noi. Entra nel ring; ci indica di metterci in un angolo mentre lui comincia a combattere. "Voi state tranquilli! Il Signore combatterà per voi!" (Es 14,14). Il suo compito è lottare; il nostro compito è quello di fidarci. Solo fidarci. Non chiedere nulla. O fare qualcosa e tanto meno togliergli il volante di mano. Il nostro compito è quello di pregare ed attendere. Non serve nient'altro. Non abbiamo bisogno di fare altro. Scusate ma Mosè chiede ancora la parola. Giornalista: Dica pure! Mosè: No, niente! Sa, a me capita, non so a Lei, di trovarmi in mezzo a situazioni turbolente abbastanza spesso. Sa, io sono vecchio anche se mi sento forte come un giovane ma i miei due amici sono invecchiati e non sempre riescono ad aiutarmi quando debbo tenere in alto le mie mani tanto a lungo! Così mi era venuta una mezza idea.... Giornalista: Si, continui. Sono curioso di conoscere le sue stravaganti idee. Mosè: Bene, una proposta a dire il vero! Ma si senta libero di rispondere come vuole! Giornalista: Vada avanti! Mosè: Le dispiacerebbe dare una mano a me ed ai miei amici quando alzo le mani? Sa ci sarebbe di grande aiuto! E potrebbe fare inoltre una cronaca diretta dei fatti strani che ci avvengono! Le piacerebbe? Giornalista: Così su due piedi non saprei cosa dirle. Ma, se i suoi racconti fossero frutto delle età, del vino, della pazzia o forse del suo Dio, solo seguendoLa potrò farmi un'idea e forse uno scoop! Cfr Es 17,8-16 A proposito, mi sbaglio o forse ho sentito qualche risatina quando ho annunciato la mia scoperta archeologica? Alcuni di voi non mi hanno creduto, vero? Ah, Ah, Ah!!.....Avete cambiato idea? E voi, volete aiutare Mosè - Gesù a tenere alte le mani perché anche nella vostra vita si manifesti la vittoria del Signore? Rm 8,37: Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Ma lasciate che parafrasi meglio: Ma in tutte queste cose, noi possiamo essere più che vincitori se.....Pregiamo, Preghiamo, Preghiamo! La preghiera apre la via all'azione del Signore nelle nostre vite e nelle nostre comunità ecclesiali! Torniamo a piegare le ginocchia (riconoscere che siamo suoi servi) ed alzare le mani (in segno di arresa a Dio) in preghiera!! La Chiesa è il Corpo, l'armata di Dio! Chissà che tornando a pregare non riporti vittoria e possa conquistare il mondo amalechita? Marco Cicoletti |
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