| Da solo con Dio |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Proprio poco prima della miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù "salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli". Questo fatto è degno di nota. Abituati come siamo a correre e sapere tutto su Lui rischiamo di perdere qualcosa di molto importante. Sembra normale che Gesù si sia ritirato appositamente in disparte dalle grandi pressioni della folla disperata che lo seguiva.
Ci sono cose che te ed io non impareremo mai in presenza di altri. Credo nella realtà ecclesiale come corpo di Cristo ed amo la comunione dell'assemblea. Ci sono molte cose che impariamo quando ci raduniamo insieme agli incontri e sediamo assieme ad altri fratelli nella fede. Ma ci sono alcune cose che non impareremo mai in presenza di altre persone. Senza ombra di dubbio, parte del nostro fallimento è costituito dall'attività religiosa che non è preceduta ed alimentata da un momento di solitudine, dall'inattività. Intendo per questo ritirarsi da soli con Dio ed attendere in silenzio e tranquillità finché non siamo riempiti o "caricati" dello Spirito Santo. Ed allora, quando ci mettiamo all'opera, la nostra attività produce qualcosa poiché siamo stati preparati ad essa da Dio... Ora, nel caso del Signore Gesù, la folla veniva a Lui come riporta Giovanni, ed Egli era pronto a riceverli. Egli era stato in silenzio e nella tranquillità. Ed in quel silenzio aveva potuto ascoltare ciò che il Padre desiderava compiere. "Sapeva infatti cosa stava per fare". In quel silenzio, lontano da tutti ma in compagnia del Padre e ad una certa distanza dei discepoli che dovevano imparare come avrebbero dovuto comportarsi per operare in Dio e a nome di Dio, egli aveva ricevuto ciò che Dio voleva donare ed era pronto a donarlo. Si era lasciato caricare delle volontà di Dio per quella folla e delle risorse sovrannaturali per compierla. Egli si era prima seduto da solo con i discepoli a meditare. Aveva ricevuto quello che il cielo voleva donare alla terra ed ora era pronto ad agire nella potenza e nelle risorse celesti. Guardando verso l'alto, egli aveva potuto staccarsi da terra per muoversi in cielo per successivamente mostrare le cose celesti a quella folla terrena spinta da mille bisogni. Attese finché l'ultimo alito di vita divina era disceso dal trono di Dio fin dentro il suo cuore. Era pronto. Era come un violino accordato che poteva suonare le melodie celesti sulla terra. Una batteria completamente ricaricata. Ora egli aveva piena padronanza di sé. Non poteva esser sballottato dai venti dei bisogni apparenti ed agire invece sui bisogni reali. Padrone di sé poteva dominare le circostanze, ormai pronto ad accogliere e consolare le folle al loro arrivo. Poteva accogliere in terra la folla con l'accoglienza del cielo. Dopo esser stato con Dio, egli poteva agire da Dio mettendo da parte la sua umanità per mostrare la potenza della sua divinità. Lo stesso vale per noi. Impariamo a fare altrettanto. I discepoli rimasero sbalorditi da quello che egli fece. La folla vide i pani ed i pesci. I discepoli anche. La folla non capiva donde quell'abbondanza provenisse ma i discepoli ne conoscevano la fonte: il luoghi celesti. Il segreto di quella abbondanza era stato quel tempo passato da solo con Dio lontano da tutto e da tutti. I discepoli impararono pian piano. Anch'essi erano destinati a vedere i risultati. E quei risultati li avrebbero incoraggiati. È meglio passare del tempo lontano da tutti ma in compagnia di Dio. Meglio anteporre all'azione la contemplazione cioè guardare all'insù e perdersi in Dio. Egli ci mostrerà cosa fare e non fare. Ci farà vedere quelle "opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo" Ef 2,10. Avremo in tal modo piena padronanza di noi e delle circostanze, saremo testimoni efficaci, della stessa efficacia di Cristo. Prendi una decisione e fai di questa decisione un pilastro fondamentale della tua vita. Rimani fedele ed irremovibile davanti a questa tua decisione. "Signore, passerò molto tempo in compagnia della gente oggi ma prima di farlo, proprio adesso, io vengo in silenzio e nella quiete da Te per attendere di esser riempito da Te. Dammi il pane di oggi. Solo allora potrò riversare l'abbondanza celeste. Altrimenti sarò governato da altri e da altre cose e non potrò dare nulla del cielo. Avrò le mani piene di opere ma vuote del cielo. Finirò per dare agli uomini ciò di cui essi non hanno bisogno. Risponderò con le risorse che già hanno e la loro fame rimarrà senza pane. Hanno fame del cielo e non di cose terrene. Signore, abbiamo bisogno di cielo quaggiù. Attendere Dio Sono profondamente convinto che la scarsità di grandi santi in questi tempi anche tra coloro che credono veramente in Cristo sia dovuta almeno in parte al nostro scarso desiderio di dedicare tempo sufficiente alla coltivazione della conoscenza di Dio. Noi che viviamo nel nervoso occidente siamo vittime della filosofia dell'attivismo tragicamente frainteso. Guadagnare e spendere, andare e tornare, organizzare e promuovere, comprare e vendere, fare e disfare, lavorare e giocare: solo questo costituisce la nostra esistenza. Se non facciamo piani o lavoriamo per attuare quelli già fatti, ci sentiamo falliti, sterili come eunuchi incapaci, parassiti che vivono sul corpo sociale. Il vangelo del lavoro ha spopolato il vangelo di Cristo tra non pochi cristiani, quelli che definiamo impegnati. Talmente impegnati da non concedere spazio perché Dio possa intromettersi. Nello sforzo di vedere l'opera di Dio compiuta spesso finiamo per perdere contatto con il Dio dell'opera e letteralmente finiamo per sfinire noi stessi e la gente. Ho sentito più di qualcuno vantarsi che la sua realtà fosse...? Viva? Qualcuno mostrare l'agenda come prova delle proprie fatiche. Sempre qualcosa in programma, ogni sera e riunioni tutto il giorno. Naturalmente ciò è prova di una sola cosa: quella realtà ed i responsabili sono guidati da una cattiva filosofia spirituale. La maggior parte di queste attività che consumano il tempo sono inutili ed altre apertamente ridicole. Ma? Qualcuno che corre con il carrello pieno potrebbe obiettare: esse provvedono occasioni per la comunione e tengono insieme la gente. A questi ribatto che ciò che essi propongono non è affatto comunione e se questa è la cosa migliore che riusciamo ad offrire per tenere insieme le persone, non si tratta di vera vita cristiana che, secondo il Nuovo Testamento, possa degnamente portare tale nome. La parte migliore è ce la indica Gesù: è quella che Maria si era riservata rimanendo ai piedi del Maestro. Il nucleo d'attrazione in una realtà ecclesiale, nel senso pieno del termine, è Gesù Cristo. Per quanto riguarda la comunione, bene, lasciamo che sia lo Spirito Santo a definircela: "Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" Atti 2,42. Fermati. Pensaci. Arrabbiati e .......inverti la marcia. Torniamo indietro e riprendiamo il giusto cammino. Rileggi quelle quattro righe che Cristo ti ha indirizzato poco sopra. Marco Cicoletti |
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