| A lezione di perseveranza |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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La Bibbia offre ottimi consigli (come è sempre da aspettarsi) anche nel caso della perseveranza cioè su come possiamo perseverare quando le difficoltà e la tentazione sopraggiungono. Il desiderio di Dio è quello che corriamo nella gara della fede con fervore, diligenza e "fino alla fine" cioè senza abbandonare la gara prima di averla portata a compimento.
È possibile che ciò avvenga? Si. Lungo la pista possiamo incontrare degli intralci che ci costringono a rallentare o possiamo subire dei colpi bassi che rischiano di farci abbandonare la gara. Osserviamo pertanto ancora una volta da vicino un episodio della vita di Mosè per ricevere direzione sul modo in cui possiamo meglio perseverare nella nostra vita cristiana.
Esodo 17,9-14: Allora Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada. Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!". Per qualche ragione Mosè comprese per rivelazione del Signore che finché teneva il bastone in alto al di sopra della propria testa con le mani alzate - il bastone rappresenta la potenza di Dio e le mani alzate la preghiera di fede - gli israeliti avevano la meglio sugli amalechiti. Ma quando la forza delle sue braccia (la preghiera) veniva meno e dunque il bastone veniva abbassato al di sotto del suo capo, improvvisamente e stranamente erano i nemici ad avere la vittoria sulle schiere di Israele. Senza ombra di dubbio Mosè dovette affrontare una sfida che richiedeva un enorme dispendio di energia. Spesso le sfide che ci troviamo a dover affrontare richiedono una forza che va ben al di là delle nostre stesse forze! Cosa fare dunque? O meglio come possiamo ricevere la forza che va oltre le nostre forze? Non è un compito facile - per questo prega per quelli che sono in autorità come lo era Mosè su Israele - tenere alzate le braccia al di sopra del nostro capo anche solo per qualche minuto. Ora fermati e fai questo esperimento. Alza bene in alto le mani stendendo completamente le braccia per 10 minuti! Non continuare la lettura senza aver fatto ciò. Non servirebbe. Sei pronto? Conto alla rovescia! Ora alza le mani e cronografa il tempo. Fermo così! Non continuare a leggere!............. Sono passati i dieci minuti? Cosa è successo? Rispondi onestamente. So che molti di voi non ce l'hanno fatta! Altri hanno le braccia piene di acido lattico e per i prossimi due tre giorni non dimenticherete ciò che avete fatto ed il mio insegnamento. Teoria e pratica per vivere la vita cristiana ed esser certi di non aver simulato! Ora se è stato difficile e doloroso per alcuni fare ciò per soli dieci minuti mentre per altri addirittura impossibile, allora puoi comprendere quanto debba essere impossibile farlo per ore. Farlo per dieci minuti richiede molta resistenza ma farlo per ore richiede un miracolo! Ora Mosè faceva ciò mentre l'esercito combatteva; notoriamente un combattimento non ha la durata di cinque minuti. Osserva Mosè in quella posizione ora dopo ora sostenere il peso del bastone della potenza di Dio. Tuttavia Mosè portò a termine il suo compito e così possiamo imparare qualcosa su come riuscì a compiere tale missione. Ci sono coloro che dicono (io li chiamo "esperti da poltrona") che in tempi di avversità, dobbiamo credere in noi stessi (se hai tentato di rimanere con le mani in alto per dieci minuti ti rendi conto quanto questo consiglio sia sciocco - hai creduto nelle tue forze ma esse ti hanno abbandonato - e semplicemente mettercela tutta, sforzarci di più, scavare più a fondo dentro di noi per tirarne fuori chissà cosa dal più profondo e continuare ad andare avanti. La realtà dei fatti o il nocciolo della questione è che la vittoria nel caso della perseveranza spirituale e dell'esser e rimanere forti nello spirito non può esser rintracciata in noi stessi come se fossimo noi ad esser forti. Quante volte hai fatto fermo proposito di non fare più quella cattiva azione che ti avvelena l'anima, sei stato forte per un certo tempo e poi dopo tanto sforzo sei caduto nuovamente vittima di essa in pochi secondi? La carne (Mt 26,41) cioè la nostra umanità è debole - noi siamo deboli! - ma Cristo in noi è forte! Egli è forte e non tu! Si tratta dunque del fatto che sia Cristo a prevalere sulle tue forze. Questo il segreto per la vittoria nella fede. È solo attraverso di Lui e non attraverso la forza di volontà dell'uomo che possiamo piacere a Lui e compiere la sua volontà (Fil 4,13). La lezione che ci insegna a trovare la forza ed avere la vittoria attraverso Cristo è evidente nella battaglia d'Israele contro gli amalechiti. Dio voleva che Israele avesse ben chiara una cosa: Lui solo costituiva la speranza per quella vittoria e di qualsiasi altra. Altrimenti cosa avrebbe avuto a che fare un uomo in cima ad un monte che si sforza di mantenere ben alto sopra la sua testa il bastone con la vittoria di una battaglia combattuta con brutalità ed armi umane? Dio desidera che Israele e noi comprendiamo questo punto: le battaglie spirituali possono esser vinte solo attraverso la Sua forza. Senza il Suo favore, le Sue risorse, la Sua protezione e benedizione non abbiamo alcuna speranza di diffondere il vangelo o crescere nella fede. La fede in Gesù e nella sua Parola ascoltata al presente costituiscono i mezzi per la nostra vittoria. E così, allo stesso modo in cui Israele venne istruito attraverso questa lezione concreta , la perseveranza è resa possibile solo dalla forza concessa da Dio. Talvolta per insegnarci a dipendere da Lui, il Signore deve rimuovere tutto ciò su cui fondiamo la nostra forza e sicurezza in modo che possiamo vedere la nostra debolezza ed osservare la sua potenza farsi perfetta in ed attraverso la nostra debolezza (2Cor 12,9-10). Ci saranno occasioni in cui le nostre forze ci abbandoneranno e nessuna opera di scavo dentro di noi per quanto profonda possa essere, sarà in grado di farci uscire dallo stato di indigenza in cui ci troviamo. Malattie, crisi, incapacità ed esperienze vicine alla morte servono tutte a richiamarci alla nostra fragilità e debolezza di natura. Tali circostanze possiedono un enorme valore nella misura in cui ci obbligano a rivolgerci altrove, in Dio per trovare, chiedere e ricevere quella forza che giungiamo finalmente a riconoscere di non avere e riscoprire in Dio l'unica fonte. Perché dunque affidarsi alle nostre forze quando Dio è dalla nostra parte e la sua forza non conosce cedimenti e limiti? Mosè ebbe bisogno dell'aiuto di due uomini. Nota le relazioni: Mosè - Dio; Mosè - Israele in campo; Mosè - i suoi due servi. Per vincere la battaglia più grande delle proprie forze, Israele ebbe bisogno della preghiera di Mosè che traduceva la forza divina a loro mancante; Mosè, per avere il sostegno necessario in questo suo strenuo sforzo, ebbe bisogno di sedere sulla roccia (Cristo e le sue Promesse) e della forza di altri due uomini. Anch'essi ad un certo punto si resero conto di quanto stesse accadendo. Guardando in basso notarono un certo legame tra le mani alzate di Mosè e la vittoria dell'esercito e le mani abbassate per la stanchezza di Mosè e la sconfitta per mancanza di forza nei loro uomini. E così fecero accomodare Mosè su quella nuda pietra e furono felici di fare la loro parte sostenendolo nella sua Battaglia. In tal modo la forza di Dio fu tradotta sul campo di battaglia e la campagna fu vinta. Una concertazione di forze. A fine battaglia ciascuno aveva sperimentato sulla propria pelle la propria debolezza e poteva senza alcun dubbio riconoscere da dove la forza fosse provenuta. Tutti ebbero bisogno e trassero profitto dalla collaborazione di ogni giuntura di quell'unico corpo tenuto in piedi dalla potenza di Dio. Quel giorno compresero meglio la natura del nostro Dio: il Dio delle Relazioni. Tu non sei chiamato a combattere da solo. Io so che molti si limitano a guardare e criticare chi si affatica ma questa situazione deve cambiare. Siamo una squadra chiamata a collaborare e camminare insieme. Un esercito e non un insieme di singoli che per caso si trovano a condividere uno spazio. Siamo il Suo Corpo. Ci sono volte in cui Gesù ci donerà la sua forza e lo farà servendosi di altri credenti. Altre volte avvertiremo nello Spirito che Dio ci sta donando direttamente una forza soprannaturale per compiere la sua volontà che sappiamo non essere nostra. Altre volte egli si servirà di agenti umani per darci coraggio e continuare la gara. Tale fu il caso di Mosè per la vittoria di Israele contro gli amalechiti. Mosè non aveva in sé e di per sé la forza per mantenere alzate le sue mani per tutta la durata della battaglia e così Dio gli fornì la forza necessaria attraverso la sapienza di altri che gli portarono una pietra su cui potesse sedere e poi lo aiutarono a sostenere le braccia senza lasciarle cadere. Abbiamo bisogno del sostegno di altri credenti quando ci facciamo deboli o nei periodi di bisogno. Non c'è gloria nel tentare di vincere da soli in situazioni in cui Dio ci dona altri per aiutarci a vincere. Si tratta piuttosto di orgoglio. Isaia 40,29 dice: "Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato" ma la chiave per aprire la porta perché ciò avvenga ci è data nel versetto 31: "quanti sperano nel Signore riacquistano forza". "Sperano" significa che si attendono che sia Dio a fortificarli e ciò avviene attendendo in preghiera cioè a Lui la chiedono. Dobbiamo chiedere a Dio di donarci la forza nei momenti di debolezza piuttosto di confidare nella nostra miseria umana o forza della carne per combattere una battaglia che è invece spirituale! Come afferma Davide. "Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre" (Slm 72,26). Ci saranno occasioni in cui sperimenteremo la mancanza di forza per avanzare in modo vittorioso ma allora dovremo fare uno sforzo: non quello di sforzarci di continuare ma quello di sforzarci a mantenere viva la fede in Dio perché sia lui la nostra forza. Egli ci metterà in grado di continuare nella giustizia e compiere le opere buone che egli ha predisposto per noi (Ef 2,10). Che ciascuno di noi possa fidarsi di Lui perché sia lui a farci continuare la corsa quando ci sentiremmo solo di abbandonare tutto o tornare in dietro. Marco Cicoletti |
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