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Scritto da Marco Cicoletti   

Monologhi - Due "figlie", un padre e....


jiarusIo sono la ragazza

Io sono la ragazza. Mio padre si chiama Giairo. Ricordo perfettamente il giorno in cui tutto cambiò. Avevo circa dodici anni allora. Fino a quel momento ero stata una ragazza sana e forte che si preparava a diventare donna.

Improvvisamente, un giorno mi ammalai. In un primo momento pensai che si trattasse di una banalissima influenza che mi faceva sentire debole ma che sarebbe presto passata; ma col passare dei giorni, le cose cominciarono a precipitare: invece di migliorare, io peggioravo. 

 

Era terribile vedere i miei genitori preoccupati e spaventati per me. Ormai non riuscivo più ad alzarmi dal letto. Mi sentivo sempre più debole; a quel punto, la malattia si era impossessata non solo del corpo ma anche della mia mente e del mio cuore. Poi accadde qualcosa di molto strano: sentii le mie forze abbandonarmi e il corpo separarsi dall’anima; non ricordo più nulla dopo questa strana sensazione. Dopo ciò, il buio totale come se tutte le lampade si fossero spente. Improvvisamente. Mancanza di energia. Black-out totale. Pochi istanti prima del buio totale, ricordo i volti di mio padre e mia madre. Doveva esserci tanta gente attorno a me.

Credo di aver udito la voce di mio padre mentre accennava ad un rabbino di nome Gesù. Papà diceva che forse, se il rabbi fosse venuto, avrebbe potuto fare un miracolo ed il Signore mi avrebbe guarita. Ricordo che mio padre entrò nella mia stanza per dirmi addio e poi uscì di casa. Voleva dire arrivederci ma il suo ciao era pieno di dolore, paura e disperazione. Era un addio più che un arrivederci. Tutto mi appariva strano, surreale, una sensazione mai provata in precedenza.

Avevo un grande sonno …. e così mi addormentai. Più che dormire fu come precipitare in un abisso. Il sonno mi aveva inghiottita. Poi …. non ricordo cosa sia successo dopo…… La prima cosa che ricordo nitidamente dopo quel sonno profondo è il suono di una voce: una voce dolce e gentile ...ma ferma e con tono autoritario, un tono deciso di comando ... la voce più bella che io abbia mai udito. Mi parlava nella mia lingua: Talità kum... “Fanciulla, io dico a te: alzati!”. Appena udito quelle parole di quella ammirabile voce, io volli obbedire con tutta me stessa! E così aprii gli occhi – e…… Gesù era lì davanti ai miei occhi.. Era bellissimo! La prima persona che vidi, dopo quel sonno mortale, fu proprio Lui. la causa del mio ritorno in vita. Quindi, feci come mi aveva comandato, mi alzai dal letto e mi misi a camminare per la stanza insieme a Lui. Lui mi sosteneva; stranamente avvertii le forze tornare completamente in me. Un senso di calore che dal cuore giunse fino alle estremità del mio essere. Mia madre e mio padre erano lì - erano così felici di vedermi!

In un primo momento, non riuscivo a capire perché piangessero o perché ci fossero tutte quelle persone in lutto là fuori. Poi mi dissero che ero “stata” morta fino all’arrivo di Gesù. Ma poi, Egli aveva parlato con autorità rivolgendosi verso la mia salma - da quel momento la luce tornò ed insieme ad essa anche i ricordi. Ricordo quanto fossi malata e debole ma i miei ricordi si fermano li. Il resto della storia lo conosco perché mi è stato raccontato; una cosa posso dire: quando uscimmo per la porta della mia stanza, all’inizio, tutti gridarono per lo spavento. Sembrava che avessero visto un fantasma.

Io sono la donna

L'emorroissaIo sono la donna. Dopo ciò che mi è accaduto quel giorno, non sono stata più la stessa. Nessuno mi conosceva e a dire il vero ….. nessuno mi ha mai chiesto come mi chiamo…. Comunque da quel giorno la gente non fa altro che sbirciare attraverso la finestra della Bibbia per ascoltare la mia testimonianza e molti trovano coraggio. Così continuo con grande gioia e in modo sempre vivo a raccontarla. Mi sembra ieri e son passati duemila anni!! Io avevo quasi totalmente rinunciato alla speranza di poter star bene di nuovo. Stavo così da dodici anni. Dodici anni di dolore. Dodici anni di sofferenza. Peggio ancora - dodici anni di ostracismo sociale ed impossibilità di partecipare pienamente alla vita della mia comunità e della sinagoga. Il modo in cui perdevo sangue mi rendeva ritualmente impura e dovevo stare attenta a non rendere anche gli altri immondi.

Ho cercato aiuto dai medici; a dire il vero, ho speso tutti i miei risparmi cercando un miglioramento. Invece, ogni giorno che passava stavo peggio ed ero sempre più povera. Così dopo il male anche la paura di come fare per tirare avanti. Non potevo lavorare ed anche se avessi potuto fare qualcosa, quel qualcosa veniva ritenuto impuro perché proveniva da me. Secondo la legge, infatti, ciò che mi rendeva impura, faceva di me una fonte di impurità. Tutto ciò che toccavo era reso impuro. Ormai ero sull’orlo della disperazione. Avevo pregato ma Dio non si era fatto vivo. Chissà, pensavo, anche le mie preghiere sono contaminate!! Ero sull’orlo della disperazione. Oggi conoscete l’AIDS ed anche io ho visto lo spot televisivo degli anni ottanta: il contagiato con l’aura viola attorno alla sua persona. Quando l’ho visto la prima volta ho lodato chi lo avesse creato: quella è la sensazione in cui chi è impuro, contaminato, si sente. Un lebbroso insomma. Spot azzeccato.

Poi un giorno sentii parlare di Gesù. Hai sentito cosa ha fatto al lebbroso tal dei tali? Gesù ha toccato quell’uomo ed è guarito. Poi ne ha guarito un altro ….. anche se era di sabato. Continuavo a sentire dalla finestra i racconti dei miracoli che Gesù aveva compiuto. E così pensai tra me e me - se si è degnato di toccare un lebbroso che, come me, è considerato intoccabile esponendosi al rischio di contaminazione fisica e morale ed ha guarito un uomo di sabato quando non è lecito …… fare nulla anche se di buono… beh, forse, sarà disposto anche a guarire una persona come me. Così quando mi giunse voce che Gesù era tornato di nuovo nella nostra città, combattei dentro di me da una parte se dovessi rispettare la legge che mi impediva di accostarmi a qualcuno e dall’altra con la spinta della disperazione totale e dell’opportunità da non lasciarmi sfuggire; così, mi coprii e …… andai a vederlo. Tanto non avevo nulla da perdere. Ero già costretta a vivere in casa e li sarei comunque rimasta.

Uscii di casa e subito mi sentii incoraggiata dalla decisione presa e determinata a vincere ogni ostacolo che avrei trovato per strada: la folla che sarebbe scappata alla mia vista e che, però, mi avrebbe permesso di arrivare fino a lui. Tutti mi avrebbero guardata con disdegno ma la posta in gioco era troppo importante per me. Dovetti lottare contro la voce interiore della Legge che mi ricordava l’illecito della mia azione ma non c’era alternativa. E così scommessi tutto sull’unica posta: dovevo arrivare fino a Gesù.

C'erano molte persone lì ... Cercai di avvicinarmi a Gesù velocemente ma, in un primo momento, la calca attorno alla sua persona era tanta. Vedevo malati di ogni genere che facevano ressa….mi scoraggiai..tutti volevano arrivargli più vicino possibile e poi…. Poi scorsi una figura familiare: si trattava di uno dei capi della sinagoga - tanto che provai un tonfo al cuore – anch’egli nel disperato tentativo di raggiungere Gesù; la sua figura mi intimorì: mi ricordò le parole della Legge di Mosè. Abbassai lo sguardo e mi protesi in avanti.. allora pensi tra me che, avvicinandomi a lui, avrei avuto la possibilità di arrivare a Gesù perché tutti, conoscendo chi fosse, lo avrebbero lasciato passare. Fui così vicina al capo della sinagoga che, nonostante il rumore della folla, riuscii a sentire la ragione della sua presenza: chiedeva a Gesù di andare a casa sua per salvare la figlia morente. E Gesù acconsentì. Io non volevo fermare il Maestro impedendogli di andare ad aiutare quel povero uomo. Anche lui era disperato come me. Fu allora che lo vidi spogliato degli abiti di autorità; vidi un uomo e non il capo della sinagoga. Eravamo entrambi mossi dalla disperazione e dalla fiduciosa speranza che Gesù e solo lui potesse fare qualcosa per noi.

Mi chiesi cosa fare - Gesù non si sarebbe fermato in quel momento per aiutare me perché era già in procinto di andare a soccorrere quella povera creatura. Più giovane di me. Ma non potevo darmi per vinta; sapevo quanto avessi bisogno di esser guarita e sapevo che Gesù aveva il potere di aiutarmi. E così pensai: "non c’è bisogno che si fermi. Basta solo che gli tocchi le vesti e sarò guarita”. Sai perché dissi ciò? Perché era come se da lui emanasse una forza che guarisce. Era avvolto di una potenza che rinvigoriva. Io stessa avvertivo questa forza attorno a Lui. Inoltre se io avessi toccato le sue vesti mentre era in movimento, anche se ero impura secondo la legge, non se ne sarebbe accorto. Così mi feci più vicina possibile ….. stesi la mano….. e riuscii a toccare il lembo del suo mantello. Come le mie dita toccarono quelle vesti, fu come infilarle nella presa elettrica. Seppi istantaneamente dentro di me – non chiedermi come ma successe – che ero guarita. E subito dopo questa certezza interiore sentii che l'emorragia si era fermata! In qualche modo sapevo anche di non aver reso Gesù impuro dopo averlo toccato ... anzi, proprio l’aver toccato Lui mi aveva resa pura - dentro e fuori. Avrei voluto gridare di gioia - ma non potevo perché tutti avrebbero saputo quello che avevo fatto e non avrei dovuto osare. Ero fuori di me e mi era difficilissimo contenere quella gioia.

Stavo ormai dileguandomi tra la folla per svignarmela via quando Gesù si fermò, cominciò a guardarsi attorno tra la folla chiedendo: "Chi mi ha toccato?", quindi, continuò aggiungendo un particolare: "Chi mi ha toccato le vesti?". Gli uomini che gli stavano attorno erano perplessi. Non capivano. Uno di loro gli rispose facendogli notare che la domanda era fuori luogo vista la ressa ma Gesù non si lasciò smuovere. Continuò a scrutare finché scorse i miei occhi. Era come a scuola quando il professore sbircia dall’alto in basso il registro per chiamare l’interrogato. Quasi svenni per la paura. A quel punto gli fu facile identificare il colpevole. Ero paonazza!! Egli aveva capito tutto. Intanto tra la calca non facevamo che guardarci l’uno con l'altro ma sapevo che non potevo più nascondermi: voleva che mi facessi avanti. Così, tremante, mi feci avanti e mi gettai ai suoi piedi raccontandogli tutto: la malattia e il mio stato di impurità, la mia paura, la mia speranza. E gli dissi anche come lo avevo toccato – e mentre parlavo, molti tra i presenti si lanciavano occhiate mormorando contro di me. Ma Gesù mi sorrise e mi aiutò ad alzarmi da terra. Poi disse qualcosa di strano ... "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Vai in pace e sii guarita dal tuo male". Cosa? La mia fede mi ha guarita? Io e lui sapevamo bene che a guarirmi era stato il suo potere, quella forza che emana da lui. Ma suppongo che un po’ di fede l’abbia avuta - la fede per non gettare la spugna quando il medico mi disse che non avevo più alcuna speranza ... la fede per non disperare quando ho continuato a peggiorare ... la fede per credere che Gesù potesse guarire….. e volesse guarire anche me ... la fede di stendere la mia mano e toccarlo. La potenza di Dio ...... e la mia fede!

 Io sono Giairo

GiairoIo sono Giairo. Sono il capo della sinagoga della nostra città. Sono anche il padre di una ragazza che amo molto. Non molto tempo fa accadde un fatto terribile che mi fece pensare di aver perso mia figlia. Aveva dodici anni quando improvvisamente si ammalò gravemente con febbre altissima. Allora ci mettemmo a pregare seriamente e tutta la comunità si unì a noi, pazientammo e facemmo tutto ciò che era in nostro potere ma la situazione invece di migliorare peggiorò. Col passare dei giorni, mia figlia si indeboliva sempre più e più volte fu vicina alla morte. Fu allora che sentii un gran rumore di gente fuori di casa; qualcuno mi disse che si trattava di gruppo di persone che si stava dirigendo verso il lago per incontrare un certo Gesù.

Personalmente avevo sentito già parlare di questo Gesù ed avevo visto alcune cose “strane” accadute dopo la sua predicazione: un cieco aveva iniziato a vedere… La gente diceva che era un rabbino di Nazareth con grande fama di taumaturgo che, quando imponeva le mani sui malati, questi venivano guariti. Voci di popolo….. sai come vanno le cose, la gente ingrandisce tutto ed è sempre in cerca del miracoloso…. Poi con tutti questi sedicenti “unti” di Dio che promettono miracoli ingannando la gente…!!! Però….mai dire mai. Chissà forse avevano ragione e del resto io il cieco di via Roma lo conoscevo…da sempre…. Che abbia sempre finto di esserlo? No. Non mi pareva il tipo. E poi non solo ora ci vedeva, ora non faceva che lodare Dio in ogni cosa…. era pieno di gioia…. era vivo come un bimbo appena nato!! Direi che era “rinato”! Ma la perplessità rimaneva: esaltazione collettiva?? E se invece la cosa era vera? Del resto nessuno mai ha iniziato a vedere a seguito di un fenomeno di esaltazione religiosa collettiva.

Appena mi riferirono della folla e di quel Gesù mi parve come se Jahwh mi invitasse a vincere le mie ritrosie. Del resto avevo anche la responsabilità di verificare se si trattasse di un folle o di un vero profeta. Ammetto che fino a quel giorno non avevo nutrito molto interesse per il fenomeno: io avevo Mosè, le Scritture…. Ma quel giorno tutto era diverso. Questa volta era mia figlia che stava morendo e non la figlia di qualcun altro…. Una coincidenza? Un invito divino? Non avevo tempo per riflettere troppo e come seppi del luogo in cui si sarebbe radunata la gente, guardai con dolore mia figlia, mi guardai dentro e nel giro di cinque secondi ero già fuori di casa anch’io in cammino verso questo Gesù!! Del resto non avevo altra chance! Valeva la pena tentare. Se davvero era come dicevano, avrei riavuto mia figlia altrimenti avrei potuto pubblicamente additarlo come un ciarlatano ed impedire che tornasse di nuovo in città.

“Ho tentato tutto il possibile e mia figlia sta morendo, dissi a me stesso. Vado da questo rabbino e gli chiederò di aiutarmi”. Così dissi “addio” alla mia bambina (non ero certo di trovarla ancora in vita al ritorno) e col cuore combattuto se rimanere al suo fianco o andare, optai per la seconda opportunità…… (oggi dico…..Gloria a Dio!) e mi misi a seguire la folla per strada alla ricerca di Gesù. Mi resi subito conto che era la prima volta da anni che mi trovavo ad esser uno dei tanti, a seguire piuttosto che guidare! Mi trovavo dall’altra parte del pulpito e……non mi dispiaceva affatto. Mi sentivo finalmente parte di loro. Che si trattasse già del primo miracolo compiuto da Gesù in me??? Nessuno fece caso alla mia presenza tra il popolo fin quando non arrivammo da lui.

Quelli che erano arrivati per primi mi riconobbero subito e fecero largo perché potessi raggiungerlo ignorando la ragione della mia presenza …. Mi sentii in forte imbarazzo. Gli occhi di tutti erano rivolti su me o meglio su ciò che io rappresento per loro….. nel giro di qualche secondo non ero più uno di loro. Ero tornato con mio dispiacere ad essere “il capo” e non un uomo. Comunque ciò fu anche una benedizione: riuscii subito ad avvicinarlo e presentargli la mia richiesta: "Mia figlia sta morendo. Ti prego di venire ad imporle le mani perché sia guarita e viva!!”.

Questo fu il momento più sconvolgente della mia vita: il suo sguardo era fisso su di me. Mi sentii penetrare, scrutare ma non avevo paura. Quegli occhi sembravano gli occhi di Dio. Improvvisamente mi resi conto di essere alla presenza di ben più di un uomo. Quello era Dio! Mi sentii “conosciuto”, amato e come se lui sapesse tutto di me. Tutti i miei ragionamenti svanirono all’istante…. Io mi sentii accolto e non feci altro che innamorarmi di Lui. Quegli occhi parlavano di compassione totale. Seppi nel profondo di me che quello era Dio e così caddi in ginocchio e lo chiamai “Signore” a voce alta. Feci ciò che nessun ebreo e tanto meno capo di sinagoga avrebbe mai fatto: mi inginocchiai davanti ad un uomo riconoscendolo come Dio. Lo dissi a voce alta: “Signore!”. Rimasi sconvolto di ciò che avevo appena finito di dire eppure sapevo che era vero. Non capivo più nulla. Uno sguardo al suo volto ed io fui completamente perso! Ma non solo…… prima “speravo” che potesse aiutarmi ma ora avevo “certezza” che lo avrebbe fatto. Poteva e voleva. Ne ero certo. Infatti non avevo ancora finito di parlare che la sua risposta mi fermò. “Vengo a casa tua!”.

Con assoluta certezza questo uomo poteva aiutare la mia piccola. Udito il modo in cui lo avevo chiamato – col nome di Dio – la folla andò in delirio. “Dio è in mezzo a noi!! Alleluia!”. Così tutti cominciarono a correre verso di noi ma Gesù mi prese sotto braccio per affrettarci; tuttavia, procedevamo molto lentamente divincolandoci a destra e sinistra. Io ero in paradiso. A me non importava più nulla di nessuno. C’era solo Lui. Avevo tutto. Ma poi una vocina dentro di me mi ricordò della ragione per cui ero con Lui e Lui con me. Ero in un profondo stato di pace anche se ansioso di sapere cosa sarebbe accaduto a mia figlia. La folla intanto stringeva da ogni parte ed era ormai impossibile muovere un solo passo. Cosa sarebbe successo se non avessimo fatto in tempo? Che cosa sarebbe accaduto a mia figlia? Sapevo che era molto vicina alla morte.

Proprio mentre pensavo che non si poteva procedere più lentamente di così, Gesù si fermò del tutto e si voltò. "Chi mi ha toccato le vesti?", chiese. Voleva scherzare! Uno dei discepoli gli disse quello che anche io stavo pensando: "Vedi quanta folla si accalca attorno a te e tutti cercano di toccarti ... come puoi chiedere chi ti ha toccato?". Stavamo solo sprecando tempo prezioso. Ma Gesù cominciò a fissare una povera donna in mezzo alla folla. E come la poveraccia confessò di averlo toccato cominciando a presentare le sue scuse, mi arrabbiai. Con quale diritto ci aveva obbligati a fermarci? Mia figlia era in pericolo e questa anonima donna non faceva altro che rallentare il passo di Gesù - non poteva aspettare più tardi?

Mentre tutto ciò accadeva, qualcuno proveniente dalla mia casa venne verso di me e quando vidi la sua faccia, capii che l’irreparabile era successo. "Giairo, mi dispiace. Tua figlia è morta. Ormai è troppo tardi. Non importunare più il maestro!”. "Oh la mia bambina! Come era potuto accaderle ciò? Perché Gesù non si era precipitato per aiutarla? Ormai era troppo tardi. Poi mi resi conto però che Gesù era li con me che osservava il dolore sul mio volto. "Giairo", mi disse, "Non temere; continua solo ad aver fede". In che cosa? Mia figlia era morta. Che tipo di miracolo Gesù aveva intenzione di fare? Ma la sua voce ed i suoi occhi erano pieni di un amore ed una certezza tali che nonostante tutto, mi fidavo ancora di lui. Non capivo ed il mio cuore era appesantito per il dolore ma mi fidai di lui e delle sue parole.

Quando finalmente arrivammo in casa, tutto e tutti erano in subbuglio. Un marea di gente in lutto e in lacrime aveva invaso la mia casa. Non era più una casa ma il luogo del dolore e del tormento. Così corsi subito da mia moglie per confortarla mentre Gesù mandò via tutti e fu lui a portarci ne luogo dove giaceva il corpicino di nostra figlia. Mi mise la mano sulla spalla come per dire: ora sta a vedere e continua a credere. Quindi si avvicinò al letto e prese la mano di mia figlia. "Fanciulla, io ti dico, alzati!" E lei…………. Lei lo fece! Incredibile! Era tornata in vita. Era viva!! Di nuovo!!

Cominciò a camminare per la stanza e si mise a parlare; poi Gesù ci chiese di farla mangiare….ne aveva bisogno……. Ma, in realtà, quel cibo servì più a noi perché capissimo che non si trattava di un sogno causato dal dolore. Era tutto vero. E la bambina non solo era viva….ora godeva di piena salute. Mi voltai per guardare Gesù - chi era quest’ uomo che poteva risuscitare anche i morti? Ripensai poi alla donna che ci aveva costretti a fermarci per strada e come Gesù l’avesse chiamata “Figlia!” ed elogiato la fede.

Io sono una guida religiosa – io dovrei aver fede. Questo è ciò che ci si aspetta da uno come me! Ma non è sempre facile. Quando mi dissero che mia figlia era morta, mi sentii mancare, altro che fede! Senza parole, senza forze e senza speranza - o almeno, senza alcuna speranza di mio. Ma il rabbino mi disse: "Non temere, continua solo ad aver fede". Penso proprio che Gesù ebbe più fiducia in me di quanta ne avessi io in lui. Persino la donna aveva avuto più fede di me. Ma anche io ne ho avuta un po’…. quanto basta per seguire Gesù fino a casa , incerto di quello che avrei potuto trovare e di ciò che Gesù avrebbe potuto fare. La mia pena era forte, il mio dolore profondo e la mia fede debole. Ma Gesù ha salvato la mia bambina ed ha cambiato il mio pianto in un sorriso. Da quel momento in poi, io non posso far altro che credere.

Conclusione

Io sono la ragazza. Io ero morta nei miei peccati. Non c'era alcuna speranza per me. Avevo bisogno di un miracolo. Quindi, Gesù è venuto ed ha cambiato tutto. Mi ha chiamato dicendomi: "Fanciulla, io ti dico, alzati. " Gesù mi ha salvato e mi ha riportato alla vita. Ora voglio vivere per lui.

Io sono la donna. Io ero una donna senza speranza e senza futuro forzatamente allontanata da tutto e da tutti a causa del mio problema. Ero una morta vivente. Avevo lo stato di morte civile. Gesù mi ha dato la speranza. Lui mi ha guarito. Mi ha purificata. E non solo mi ha guarita: Gesù mi ha restituito la dignità. Quando mi sentivo sola ed esclusa Lui mi ha chiamato “figlia” – membro della sua famiglia. Emarginata ed esclusa dalla vita sociale, Lui mi ha risollevato reintegrandomi nella comunità da cui forzatamente il male mi aveva esclusa, facendomi confessare in pubblico ciò che era accaduto. Gesù mi ha ridato la salute, la forza, la speranza e la gioia. Ora voglio obbedirgli.

Ed io sono Giairo. Sono l’unico ad avere tutte le credenziali: una vita di fede, una formazione religiosa, un ruolo di guida ed un ministero. Ho visto Dio all'opera nella mia vita e in quella di molti altri. Spesso sono abbastanza cosciente spiritualmente da riconoscere che le "coincidenze" sono veri e propri miracoli. Nonostante i doni che Dio mi ha fatto, qualche volta ho ancora problemi con la fede. Spesso ricorro a Gesù come ultima spiaggia perché provare non fa male a nessuno. Ma anche dopo aver chiesto aiuto, mi preoccupo e mi arrabbio quando le cose non sembrano andare come dovrebbero …. almeno secondo i miei calcoli! . Quando il dolore e la sofferenza mi si stringono attorno, confesso che è facile avere paura ed è difficile credere.

Io non conosco il dolore terribile di perdere un figlio e prego Dio di liberamene ma posso comprendere quanto debba essere stato difficile per Giairo continuare ad avere fede in quel momento.

E tu? Come è la tua fede? Riesci a vedere te stesso in uno dei personaggi di questa storia? Come la bambina, hai forse bisogno anche tu di quella vita nuova che solo Gesù può dare? Oppure come la donna, il tuo cuore sanguina dentro di te, ti senti solo, abbandonato e lotti impotente contro una malattia del corpo o dell'anima che dura da tanto tempo? O come Giairo conosci il buio e l'agonia del dolore che lascia senza parole? Hai solo quella poca fede che serve per fidarti delle promesse che Gesù ti aiuterà? Hai la fede di questa donna? Lei credeva che Gesù potesse guarirla e che lo avrebbe fatto. Quando si rese conto che Gesù conosceva “il modo” in cui lo aveva toccato cioè la fede, la donna ebbe il coraggio di dire a tutta la folla cosa aveva fatto - e ciò che Gesù aveva fatto per lei.

In questa storia vi è un incoraggiamento ed una sfida.

Tutte e due queste figlie vennero guarite quel giorno.

Nel momento più buio, quando avere fede si fece più difficile per Giairo, Gesù è rimasto fedele.

Ognuno di noi avrà giorni in cui la nostra fede sarà più simile a quella di Giairo. A volte abbiamo solo la fede necessaria per riuscire a dire: Gesù, ti prego, aiutami. Va bene anche quella. Giovanni dice che chiunque è nato da Dio vince il mondo ... e la vittoria che vince il mondo è la nostra fede. Quella fede che talvolta è piccola quanto un granello di senape.

La chiave per comprendere l'intero passo è l’incontro di Gesù con la donna. La sfida in questo passaggio consiste nel permettere alla nostra fede di diventare come quella della donna: fede capace di vincere la disperazione, fede che si fida della potenza di Dio, fede che continua a sperare ... fede che dona il coraggio di servire, di obbedire e di vivere.

Mi auguro che la tua prossima crisi di fede non sia devastante come quella che dovette affrontare Giairo. Ma quando questa busserà alla porta, in qualunque forma essa sia, ricordati della donna. E ricorda le parole di Gesù a Giairo ... "Non temere, solo continua ad aver fede”. Non cedere all’incredulità ma credi alle Mie parole. Credi e vedrai.

Marco Cicoletti

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