| La settimana delle fatiche di Dio |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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Fermati! Non correre! Prenditi tempo perché siamo nella Settimana delle settimane. La prima volta Dio lavorò una settimana intera, si affaticò instancabilmente secondo l'orologio del tempo eterno della fabbrica del cielo. Una settimana in cui iniziò a pensare e ad operare. Iniziò col pensiero e terminò con il progetto compiuto. Iniziò dal caos e terminò in un capolavoro, una sinfonia perfetta: l'opera del creato. Opera delle sue mani della perfetta sinfonia tra pensare, credere ed agire.
Dal nulla tirò fuori tutte le cose che sono. Il nulla divenne una multiforme opera sinfonica del cielo. Il nulla divenne tutte le cose. Come creò dal nulla le cose che sono? Usò le sue mani? No. Egli usò la potenza della sua bocca. Pensare, credere ed agire in Dio sono un solo momento. Un progetto mentale a cui il cuore da tutto il suo assenso diviene un'opera esterna a chi l'ha pensata. Ciò che era in lui, pensiero, diviene qualcosa fuori di lui: il creato. Pensa a quante fatiche fa l'uomo per elaborare un progetto, lottare contro lo scoraggiamento, farlo approvare da altri e poi trovare risorse e materia e concertare una schiera di operai seguendo in ogni fase l'esecuzione per poi scoprire alla fine quel particolare, la nota stonata, che non fa corrispondere la cosa finita col progetto che era all'inizio nel cuore dell'architetto. In Dio tutto ciò non avvenne. Ciò che Egli pensa, crede, Egli immediatamente traduce in opera compiuta. Risorse, disegni e forza lavoro in Lui sono una sola cosa istantanea. Al termine di quella settimana sedette in compagnia di colui per il quale aveva creato il capolavoro: Adamo. Più tardi in quel giorno eterno di Dio, l'oggetto del suo amore per il quale aveva fatto tutte queste cose gli venne rubato. Il quadro dell'universo aveva più senso? No. Mancava la figura di primo piano. Adamo e la sua compagna ingannati avevano abbandonato la scena. E non potevano più trovare la scala per risalire sul palco. Dio si arrabbiò. Lo sdegno contro quell'opera vivente, per questo ad immagine sua: Adamo. La rabbia invece contro chi lo aveva tradotto in inganno. Tradotto, indotto, portato via cioè portato verso di sé. Il diavolo aveva rubato la gemma preziosa in cima al diadema di Dio. E quella pietra preziosa incastonata tra tanto splendore che attirava l'attenzione di tutti si era lasciata sedurre, rubare pensando di risplendere meglio da sola. Il diadema di Dio aveva ora nel punto centrale più alto un vuoto. E la pietra destinata a quella posizione non era in grado di reggersi da sola e nessuno poteva notarla in tutto il suo splendore. Ma un diavolo potrà mai riuscire davvero a rubare senza dover prima o poi restituire a Colui che tutto ha creato e dal quale anche il diavolo è controllato? No. La pietra doveva tornare a al suo posto. Non importa come; non importa quanto sarebbe costato. La pietra al suo posto avrebbe fatto ritorno. Fu così che più tardi nell'ora di Dio Egli stesso venne con rabbia e furore a riprendersi ciò che era suo. A riprendersi il suo compagno: Adamo. Ascolta come pone tutto questo Giovanni (1,1-3): "In principio era il Verbo,il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Egli era in principio presso Dio:tutto è stato fatto per mezzo di lui,e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste". Il verbo, la Parola che aveva creato tutte le cose che sono, divenne uomo. Dio aveva ora mani umane per strappare con la potenza però di Dio la pietra dalle mani dei suoi aguzzini. "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente,ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio" (GV 1,10-12) Adamo, la pietra, finalmente poteva far ritorno al suo posto nel diadema regale. Dio pure dovette lasciare il diadema. Anche lui doveva diventare una pietra per precipitarsi quaggiù sulla terra e riprendersi la pietra perduta. In questi giorni sentirai tanto parlare di pietre pesanti, pietre scartate, pietre d'angolo, un uomo che ha visto il suo nome cambiato da Simone in Pietra. Pietre rotolate per sigillare tombe, luoghi di morte. Molti penseranno di averci finalmente messo una pietra sopra. Poi sentirai di pietre rotolate dall'uomo dietro il ghigno del diavolo vittorioso, rassegnate al destino. E poi....poi sentirai di pietre rotolate via dagli angeli? Strano! Uomini che rotolano per custodire le cose care morte tra i ricordi dei morti e tirare avanti ed angeli che scendono e rotolano via ciò che l'uomo ha sigillato. Gesù un ricordo imbarazzante di ieri? Una pietra che sigilla un lontano e doloroso ricordo? No. Scoprirai che è la Pietra Vivente. Quella pietra che sarà rotolata per ridare alle pietre morte una vita. Pietre morte potranno divenire pietre viventi di un edificio spirituale e dunque destinato a vincere per sempre: la Casa di Dio! Questa è la settimana più importante nelle settimane di Dio. la settimana in cui la RI-Creazione ha luogo. La settimana in cui le mani umane di Dio si lasciano inchiodare mentre il suo corpo diviene di pietra. Ma poi ciò che sembrava essere ulteriore vittoria dell'ultimo piano di rapina del diavolo si mostra per ciò che esso è: la vittoria di Dio. Chi aveva ingannato l'uomo viene tratto in inganno da Dio. L'arma con cui aveva ferito diviene l'arma con cui viene mortalmente ferito. Le apparenze sono ingannevoli!! La pietra gli viene tolta di mano e può tornare ad occupare quel posto nel diadema di Dio. A quanti si lasciano toccare e afferrare da Lui Egli garantisce il ritorno ed il riposizionamento nei cieli! Chi ha orecchi, intenda! Per questo motivo, smetti almeno in questi santi giorni di correre. Rallenta il passo. Lascia cadere per terra le pietre pesanti della tua esistenza. Lascia i tuoi pesi e fermati. Mettiti assieme al cielo a guardare. Per una volta non preoccuparti e prenditi tempo per non fare nulla ma solo stare a guardare. Guardare che cosa? La scena della tragedia che termina per cedere il palco alla commedia. Ciò che era iniziato nelle lacrime, terminerà nella gioia. Dio che ha seminato se stesso nelle lacrime, raccoglierà nella gioia festosa del cielo. Ci sarà nuovamente festa in paradiso per ogni piccola pietra che si lascia rimettere al proprio posto. Posto unico ed intagliato dalla mente di Dio appositamente per essa. Gli angeli accolgono stupiti che da allora in avanti ci saranno tante occasioni per festeggiare. Incaricati da Dio essi corrono a preparare il banchetto e comprare enormi quantitativi di champagne. Senza sapere perché. Solo conoscono che ci sarà da quel giorno in avanti sempre occasione di far festa e sempre ogni giorno ci saranno ospiti nuovi da festeggiare! Fermati! E lasciati raccogliere per esser riportato e poi incastonato nel luogo per il quale sei stato intessuto, intagliato nel ventre di tua madre. Ora fermo e non muoverti. Asciugati il sudore. Non devi far nulla ma solo fermarti a guardare. Ecco alcune pennellate che mostreranno alcuni particolari dell'opera. Se ti lasci guidare e spiegare alcuni particolari del capolavoro poi potrai decidere di andarti a vedere per intero il capolavoro perfetto e scoprirai che c'è uno spazio vuoto: lo vedrai per mezzo dello Spirito Santo sempre più da vicino e ti accorgerai che ha la tua stessa forma? Non è forse quello il posto fatto a misura di te dalle mani di Dio? Sentirai il desiderio di andarlo a riempire e ci sarà festa a causa di te. Gli angeli canteranno e si prepareranno assieme a tutta l'assemblea dei santi o separati cioè intagliati dalle mani di Dio e perfezionati dalla mano dello Spirito Santo! Il cielo ti aspetta? Aspetta proprio te per iniziare le danze? Possibile che tu sia così importante? Ti tolgo ogni dubbio: si, sei davvero importante. Senza di te quel diadema ha un buco e sebbene siano miliardi le pietre che lo adornano, tuttavia lo sguardo dell'universo si posa solo su quel buco vuoto, quella pietra mancante! Ecco qualche tratto della strategia che porterà Dio settimana prossima a spiccare il volo tutto felice perché si è ripreso ciò che era suo e può finalmente ricollocarlo nel posto per il quale lo ha disegnato: il diadema, il cielo. Ma prima di gustare il momento finale vediamo qualche particolare e poi appuntamento alla settimana prossima! Primo particolare dell'opera. Solo qualche pennellata: Gesù lava i piedi dei discepoli Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Gv 13,3-5 Non riesco proprio a capire come Dio possa essere così gentile con noi. Eppure lo è. I fatti parlano, le gesta lo dimostrano. Non è ipocrita. Dice e fa sempre ciò che è verità. Si inginocchia davanti ai discepoli. Hai capito bene! Dio in ginocchio davanti a me! Non faccio fatica a capire l'imbarazzo di Pietro, lo avverto anche io! Ma senza quel lavaggio non potrò entrare nella casa di Dio! Eccolo: in ginocchio prendere il mio piede tra le sue splendide mani. Ricordo ciò che il Cantico dei Cantici dice di lui e di quelle sue mani. Fermo! Le mani che hanno creato l'universo stanno accogliendo e prendendosi cura di quei piedi che hanno formato. Gesù lava quindi quei piedi sporchi, i piedi che hanno camminano spesso per sentieri sbagliati e che sono invece fatti per camminare nella giustizia del cielo. Gesù lava i piedi di ogni discepolo. Ciò significa esser lavati non dallo sporco ma dai nostri peccati. La pietra grezza comincia ad esser lavorata perché possa risplendere e scomporre la luce di Cristo ed irradiarla quaggiù. Ascolta ciò che egli disse a Pietro: "Se non ti laverò, non avrai parte con me" Gv 13,8. Perché no? Perché da soli non possiamo. Non possiamo rimuovere, cancellare, lavare via il peccato con le nostre mani. Possiamo nasconderlo ma non cancellarlo. Mettere i nostri piedi nel catino di Gesù è mettere le parti più sporche di noi nelle sue mani. Nell'antico oriente era consuetudine onorare l'ospite lavandogli i piedi. Il compito toccava al servo più insignificante. Ma qui è Dio a fare svolgere tale compito. Devi lasciarti servire da Dio per poter esser suo servo, Pietro! A qui tempi i piedi erano impastati di polvere e sterco. Camminavano scalzi o al massimo indossando dei sandali su strade trafficate da asini, cavalli: le macchine di allora. E chi non aveva i soldi per l'asino, andava a piedi cercando di evitare di acciaccare la ca......cca! E così il servo alla porta provvedeva alla pulizia dei piedi. Gesù assume il ruolo di sevo e non solo ma il più infimo tra i servi. Sarà lui a lavare le parti più oscene e nauseabonde della tua vita. Solo se glielo permetti. L'acqua del servo scaturirà dalla sua anfora solo quando riconosciamo e confessiamo che siamo sporchi. Acqua viva che scaturisce dalle fonti celesti del suo cuore, unica acqua esistente in grado di mondare dalla melma interiore che fa marcire anche l'esterno. E non saremo mai in grado di lavare i piedi di chi ci ha ferito finché non permettiamo a Gesù, colui che noi abbiamo ferito, di lavare i nostri. Qualche pennellata del secondo particolare: l'Ultima Cena Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Mt 26,17-20; 26-30 Quando leggi la narrazione dell'ultima cena fatta da Matteo, la scena che si presenta allo sguardo riempie di interrogativi. A forza di leggere forse ti è indifferente; eppure c'è qualcosa che stona col canone umano. Una verità innegabile viene in superficie. La persona che fa da sfondo a tutto è Gesù. È Gesù ad aver scelto il luogo, designato il tempo, e preparato con ordine il pasto ebraico. Ed alla Cena, Gesù non è un ospite d'onore ma colui che da ospitalità. Il soggetto dei verbi costituisce il messaggio dell'evento: "Egli prese....pronunziò....spezzò....diede.....". Ed alla Cena, Gesù non è colui che è servito, ma il servo. È Gesù che indossa il grembiule del servo e lava i piedi ai suoi ospiti. Noi spesso pensiamo all'Ultima Cena come ad rappresentazione di scena. Un tempo in cui noi siamo sul palco mentre Dio siede facendo da spettatore. Ma non è così che fu intesa. Egli adempì il suo ruolo di maestro guidando i discepoli nella Pasqua o meglio nel passaggio dalla schiavitù verso la libertà. Letteralmente divenne la via, il passaggio. Letteralmente non solo provvide il cibo del pasto pasquale ma divenne lui stesso il cibo da consumare per avere la forza e passare. Egli adempì il suo ruolo di servo di Dio lavando i piedi ai discepoli e adempì il suo ruolo di vittima di espiazione perché potessimo scampare al flagello dell'ira divina fornendo il suo sangue di Dio per ottenere il reale perdono e la remissione dei nostri peccati pagando a sue spese. Tutto a sue spese. Il conto aperto che ci rendeva schiavi per sempre perché impossibile pagare gli alti interessi oltre all'ammontare di tale debito fu pagato da lui. Tutto gratuitamente offerto ai suoi ospiti. Grazia gratuita di Dio. Egli era in carica quella sera; fu lui a farsi carico di tutto.....e ancora oggi è così. Ancora oggi egli si fa carico di tutto e di tutti. "Venne ad abitare in mezzo a noi........pieno di grazia e di verità". Solo un Dio davvero ricco al quale nulla manca ma che per nome si chiama "Sovrabbondante" poteva pagare. In nulla mancante. Egli lo fece. Lo fa. Lo farà. Pieno di grazia e di verità. Ancora qualche tonalità dal terzo particolare: Gesù nel Getsemani Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Mt 26, 36-41 Il giardino del Getsemani. Il giardino di casa. Il giardino in cui ci sono le rose ma....sono entrate le spine. Puoi giocare a pallone in un prato ma non nel giardino. Non si gioca in giardino. Non è un luogo per giocare! E Satana imparò la lezione: non intrometterti nel giardino; fai attenzione a ciò che fai nel giardino, soprattutto in quello che appartiene al Padre. La bibbia è la storia che si svolge tra due giardini. Il luogo in cui tutta la storia si svolge. Il giardino è fatto per l'uomo perché sia in compagnia del suo Creatore. Non scherzare con questo luogo. Nel primo giardino, l'Eden, Adamo fece una grande caduta. Un grande scivolone e perse la vita. Nel secondo, il Getsemani, Gesù, nuovo Adamo, resistette e non cadde. Nel primo Dio scese in cerca di Adamo. Nel secondo Gesù, nuovo Adamo cercò Dio. Il giardino ha uno scopo specifico: Dio e l'uomo si incontrino. In Eden Satana condusse Adamo nei pressi di un albero dal quale egli cadde a terra fracassandosi il capo che comportò la sua morte. Dal Getsemani, Gesù fu guidato da Dio fino ad un albero di alto fusto sul quale egli salì e dal quale egli cadde restituendo la vita ad Adamo della quale la precedente caduta lo aveva privato. Satana non è mai stato invitato ad entrare nel giardino dell'Eden ma come un serpente vi si è insinuato. Se egli si è insinuato in un'area della tua vita, il giardino di Dio, invadendola allora invita Gesù a reclamarla. Egli entrerà e farà ciò che fece nel Getsemani. Pregherà con autorità e passione, ti proteggerà e reclamerà la proprietà rubata. Il ladro, l'ospite sgradito sarà stritolato e cacciato fuori. Non hai alternativa: il tuo cuore e la tua vita sono il giardino in cui Dio pianta cose buone. E solo quelle hanno il permesso di crescere. Se qualcos'altro vi cresce allora significa che ih qualche modo hai lasciato il cancello aperto. Non puoi essere nel giardino da solo. O sei in compagnia di Dio o se non c'è lui, allora sei solo in balia di un serpente ingannatore dal morso mortale. Invita Gesù, l'unico talmente sfigurato da sembrare un verme della terra simile nella forma ma innocuo. Egli, innalzato sull'albero da cui si era innalzato il serpente antico dal velenosissimo morso è in grado di neutralizzare i morsi del serpente infernale e schiacciarlo. Quarto particolare: Gesù viene arrestato Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». Gv 18,3-8 Degno di nota. Merita la nostra attenzione. Erano a qualche metro di distanza dal suo volto e non lo riconobbero. A dire il vero neanche Giuda è cosciente di chi sia pienamente colui che sta li davanti ai loro occhi. Egli rivela se stesso. "Sono Io!" o meglio "Io sono!". Le stesse parole, lo stesso nome con cui Dio si rivelò a Mosè. La prima volta egli aveva inviato un uomo a riscattare un popolo. La seconda volta è Dio stesso che è venuto a far uscire il suo popolo dalla schiavitù. Quelle due parole che sono una sola nella lingua originale in bocca a Gesù ebbero l'effetto del domino. La prima figura cadde e tutte caddero a terra in una veloce successione. Quante volte l'ho visto accadere. Intere file o gruppi di persone cadere sotto la potenza della manifestazione della Presenza di Dio agli incontri di preghiera senza che nessuno li avesse spinti o toccati. So esattamente senza bisogno di grandi studi ciò che accadde in quel momento. La rivelazione di Dio demolisce ogni baluardo e butta a terra l'orgoglio dell'uomo. Dio rivela se stesso. Ma se non fosse stato per la solennità del momento, sarebbe stata una scenetta comica da vedere. Un intera legione di soldati, non tre o quattro, omoni grandi e grossi, armi, armature venuti in grande parata all'unisono in un solo istante come a bowling buttati a terra dalle parole invisibili di Gesù Cristo. Ecco i migliori soldati venuti per mettere in atto il meglio della strategia del diavolo; eppure una sola parola di Gesù ed essi come pere cotte cadono a terra. Una profezia di ciò che stava per accadere. Quando Gesù parla, Satana cade. Non importa chi, il male abbia reclutato. Ricordalo la prossima volta che dai ascolto a chi ti nomina tutte le gerarchie angeliche decadute ed elenca la loro potenza. Ascolta e poi ribatti con questo piccolo esempio. È chiaro chi è il Potente d'Israele? Dopo che si sono rimessi in piedi, in preda alla figuraccia, Gesù deve chiedere una seconda volta chi stanno cercando solo per far credere loro che lo hanno acciuffato. È lui che si è volentieri consegnato alle loro mani ed alla morte! "Chi cercate?". E quando rispondono che cercano Gesù il Nazareno, egli non li fa attendere. Anzi. Come noterai è lui a dare istruzioni ai carcerieri e non viceversa. Hai capito chi ha il controllo di tutto? Del resto è già chiaro nel quarto versetto: conoscendo tutto quello che gli doveva accadere.... E non solo. Tutto ciò che ti accadrà ed accadrà al mondo. "Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano". È Gesù a comandare anche in questa occasione. Gesù comanda da ordini ai soldati. Significa che Gesù è il Signore dei Signori, il Capo dei Capi! Osservando il comandante della truppa ci aspetteremmo almeno una risposta di rivalsa. E non solo non dice nulla, egli e i suoi uomini obbediscono. Gli apostoli vengono lasciati liberi. L'inganno di cui il serpente del giardino è maestro diviene l'arma con cui egli viene ingannato, depredato e sconfitto. I soldati credettero di avere in mano Gesù. Le Autorità religiose lo stesso. Perché il capo al quale dietro l'inganno obbedivano, era vittima a sua volta dell'inganno ed era caduto nella trappola di Dio. Nessun'arma affilata contro di te avrà successo, farai condannare ogni lingua che si alzerà contro di te in giudizio.Questa è la sorte dei servi del Signore, quanto spetta a loro da parte mia. Oracolo del Signore.Is 54,17 Quinto particolare: uno veloce sguardo alla croce Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».Mc 15,33-39 Finalmente ci sono riusciti. Ciò che avevano cercato in tante occasioni ma che mai gli era riuscito, ora è un fatto davanti agli occhi di tutti. Finalmente l'impresa è riuscita. Possono fare un respiro di sollievo. Metterci una pietra sopra e più tardi letteralmente ne rotolarono una per sancire che l'incubo era fino. Gesù è morto. Lo hanno ucciso. Fu seppellito in una tomba imprestata. Il funerale fu finanziato interamente da amici compassionevoli e abbienti. Sebbene una volta egli aveva tutto, egli morì senza possedere nulla. Aveva ogni diritto di essere una pentola che bolle di rabbia. Ma scelse di non ribollire. Egli era gioioso. Chi cerca di fare seguaci non attira nessuno. Eppure le folle seguivano lui ovunque egli andasse. I bambini evitano gli uomini duri. I bambini si accalcavano dietro quest'uomo. Le folle non si raduna per dare ascolto ai venditori di fumo. Le folle facevano un gran clamore per ascoltare lui. Perché? Era gioioso. Gesù era la gioia in persona. Una gioia le cui radici erano profondamente ancorate nel cielo. Di che tipo di gioia si tratta? Cosa è questa allegrezza che osa quasi burlarsi delle avversità? Si chiama gioia sacra o gioia indicibile. È sacra perché non è terrena. Ciò che è sacro appartiene a Dio. E questa gioia è di Dio. ***** Questo messaggio è dedicato da Dio all'umanità e da me come suo messaggero a tutte le pietre a me più vicine che, già incastonate per sempre attraverso il vincolo dello Spirito Santo nel diadema, insieme a me si affaticano perché altre pietre possano esser riposizionate ed arricchire questo prezioso gioiello: la Chiesa di Dio. Dedicato a te che stai leggendo. In particolare dedico ciò a Gesù Cristo e al mio vescovo Vincenzo Paglia, pietra attorno alla quale si ordinano le gemme del disegno locale del Diadema Universale di Dio. Dedicato a tutti i cristiani di ogni denominazione ed estrazione diversa. Noi tutti siamo il diadema di Cristo! Tutti per la propria parte e particolarità! A Dio sia la gloria! Un pensiero a mia moglie ed alla mia famiglia terrena. A settimana prossima!!! Marco Cicoletti |
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