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La Gloria nell'ordinario PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Cicoletti   

Hai presente il bastone di Mosè? Farai bene a prenderlo in considerazione per qualche istante. Un bastone? Io credo che Mosè sia più importante di un bastone! Decisamente si, ma mi interessa il bastone!

Quando Dio annunciò che Mosè sarebbe stato il suo uomo per liberare gli israeliti, Mosè ebbe qualche dubbio di esserne all'altezza. A dire il vero dubitò; che il Signore avesse fatto un errore. Problemi di omonimia.

 

Mosè era veramente convinto di non esser adatto all’opera. Era sincero. Era uscito per altri motivi quell giorno. Tutto si aspettava tranne…..di incontrarsi faccia a faccia con Dio. Dio disse che chi Mosè fosse non importava un gran che; ciò che importava era chi fosse Dio. E Dio decise di dargli una bella dimostrazione capace di imprimersi nella sua memoria con carattere di fuoco per sempre.

“Mose!,” disse la voce proveniente non da dietro ma da dentro il roveto, “getta a terra quel bastone”. Mosè rimase perplesso: un roveto che arde senza consumarsi; una roveto che parla e soprattutto dice stupidaggini. Tutti questi effetti speciali per dire solo: “sono interessato al tuo stupido bastone storto!”.

Comunque…. A Mosè, che percorreva in lungo e in largo quella collina da quaranta anni tutto da solo, non piacque molto ricevere l’ordine.

“Dio, tu sai tutto di tutti ma forse non sai che in questo posto dimenticato da Dio, non si va in giro gettando a terra il bastone…..Sai non si sa mai quando…..”.

“Gettalo giù, Mosè!”

Mah…. E Mosè lo gettò a terra. Senza capire.

Come il bastone fu a terra, Mosè fece un balzo improvviso all’indietro. "Te lo avevo detto Signore che non si sa mai….ma……oh Dio, da dove è sbucato quel serpente? E dove è il mio bastone? Eppure sono sobrio. Il bastone è diventato un serpente!".

Mosè si stropicciò gli occhi e poi ……si mise a correre.

“Mosè!!!”.

Il vecchio pastore fu costretto a fermarsi.

“Prendi in mano quel serpente!”.

"Ma stiamo proprio trasecolando?".

Mosè scosse le spalle in primo luogo al serpente e poi al roveto e poi…..poi diede la risposta più coraggiosa che gli venne in mente.

“Cosa?”.

“Prendi quel serpente con le mani … prendilo per la coda”. (Credo che Dio stesse morendo dalle risate – Ok Dio non può morire ma permettimi di usare questa espressione ) a questo punto.

“Dio, io non voglio fare obiezioni. Ma insomma, anche se sai un mucchio di cose, forse non sai che qui nel deserto non è che poi si vada in giro a prendere i serpenti con le mani e poi…..forse non sai che i serpenti non si prendono per la coda. Potrebbero morderti.

“Mosè!”.

“Sissignore!”.

Non appena le mani di Mosè toccarono la pelle squamosa del serpente, esso tornò ad essere un bastone. Lì per lì, Mosè dalla paura lo scagliò per aria ma poi lo raccolse. Lo stesso bastone che avrebbe alzato davanti alla corte del Faraone. Quello stesso che avrebbe steso davanti a sé per dividere in due il Mar Rosso e condurre due milioni di ebrei per il deserto. Ma ci pensi? Il bastone che avrebbe ricordato a Mosè che se Dio è capace di trasformare un bastone in un serpente e poi farlo tornare ad essere un semplice bastone -  allora forse può fare qualcosa con i cuori ribelli e con persone di dura cervice!

Marco Cicoletti;

 

Marco Cicoletti

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