| Disagi natalizi |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
“Credi davvero che io vada fino a Betlemme??”, Giuseppe sbatté con forza lo scalpello sul vecchio bancone.Suo cugino Efraim era appena entrato nella bottega: “non hai scelta, Giuseppe. Se non ci vai, i romani ti confischeranno la casa e i tuoi preziosi strumenti; fai pure, ma sappi che poi dovrai intagliare il legno con le unghie!”.
“Non siamo mica dei codardi!!” replicò il carpentiere. “Segnati le mie parole, cugino; questa faccenda di andare a farsi registrare nella città dei nostri padri, non è niente altro che un modo per spremerci con nuove tasse. Se cediamo a quei tiranni adesso, ben presto si faranno vivi per estorcere ancora denaro inventandosene una nuova”. “E poi c’è un particolare…”continuò Giuseppe, “tu sei matto se credi che io mi metterò in viaggio con Maria questo mese. Ci manca solo che partorisca per strada!”. “Mio figlio…..” indugiò ripensando al segreto di cui solo lui e Maria erano al corrente, “mio figlio non può nascere fuori casa!! Ci mancherebbe!!”. “Ma non potresti lasciare Maria con tua madre per qualche giorno? Sarebbe in buone mani!”. Nessuno impone che le donne debbano andare! Solo il capofamiglia è tenuto a farsi registrare”. “Registrarsi!! Si, proprio registrarsi!! Ah!! Ah!! Forse intendi dire farsi tassare!!”. “Ma perché non la lasci qui in casa con tua madre? Dove è il problema?? Io non capisco. Sei sempre testardo!!” Giuseppe spostò con la mano i ricci di legno e fece cenno al cugino di sedersi. Il carpentiere parlava con un tono basso ma sicuro. “Sai come la zia di Maria le ha reso la vita difficile dopo esser venuta a conoscenza di questa sua gravidanza….. piovuta dal cielo!! Alcuni hanno preferito far finta di nulla ma non Tabitah”. “All’inizio, aveva istigato mia moglie con quelle sue insinuazioni” disse Efraim. “Non solo tua moglie!! A dire il vero, in paese la maggior parte delle donne cambiano strada per evitarla quando la vedono. Sai come sono le donne, no?? Alla fonte del villaggio la rimproverano dandole della sgualdrina con tono abbastanza alto perché lei possa sentire. E molte volte è venuta a casa di corsa con le lacrime agli occhi!”. “La gente sa come essere crudele!!” disse Efraim, “Però nessuno considera che vi siete presi le vostre responsabilità e vi siete sposati!”. Giuseppe si morse le labbra ma non aggiunse una parola in più. Efraim si alzò e disse: “Allora andrai a Betlemme, vero?? Saresti un folle se non ci andassi! Avresti i romani alle costole!! Sai cosa hanno fatto al vecchio Simone, no??”. Giuseppe si alzò lentamente. “Si, ci andrò. Ma, Maria verrà con me! Non la lascerò da sola qui a Nazareth!”. Tuttavia, quando informò Maria della sua decisione di portarla con sé, ella non sembrò affatto convinta come suo marito. “Come faccio a percorrere quel lungo cammino? Non riesco a fare più di due passi senza fermarmi ora, figuriamoci nei prossimi giorni! Non posso farcela!”. “Maria, il vecchio Gino verrà con noi e tu potrai salirci quando ti sentirai stanca!” “Sei mai salito in groppa al vecchio Gino?” “A dire il vero, mai!” “Quel povero mulo è la bestia più ossuta e zoppicante di Nazareth! Preferisco camminare con le mie gambe!!!”. Tuttavia, fu costretta a percorrere buona parte del viaggio in groppa al vecchio mulo. Ogni tanto, Giuseppe si fermava perché Maria non ce la faceva più. La aiutava a scendere dal povero Gino, accendeva un fuoco mentre lei scaricava le pesanti coperte dalla bestia da soma e cercava un po’ di riparo all’ombra di un albero o di un grande masso. Maria era al centro dell’attenzione di tutti perché era una delle poche donne in viaggio in quel periodo dell’anno ma soprattutto …….. l’unica incinta di nove mesi!!! “Ricordo come le caviglie mi facevano cilecca quando aspettavo Levi e come, per mesi, non potei fare nulla” esordì una donna alla quale replicò un’altra: “nulla paragonato a ciò che è accaduto a mia sorella! Era così grande che tutti pensavano aspettasse due gemelli. Ma quando giunse la sua ora, ne diede alla luce solo uno! E per giunta anche morto!!”. Giuseppe dette uno sguardo rapido a Maria attraverso la luce scintillante del fuoco. Poteva vedere la paura impressa sul suo volto mentre con le mani si accarezzava il pancione per sentire il calcio del bimbo e rassicurarsi che fosse ancora vivo. Le donne non se ne accorsero. Così la prima continuò: “Oh, il dolore è terribile!! Sono contenta di essere troppo vecchia per avere altri figli!”. Giuseppe mise il braccio attorno alle spalle di Maria stringendola a sé. Rimaneva ancora una sola notte per strada per arrivare a Betlemme. Giunsero al villaggio addormentato degli avi di Giuseppe proprio sull’imbrunire del quinto giorno di cammino. Giuseppe entrò nella locanda e nelle case attigue per cercare un posto dove dormire. “Dio…” sussurrò mentre vagava di qua e di la per la cittadina, “non potresti procurarci un luogo decente per far nascere il bambino?”. Niente! All’improvviso scorse il volto di Maria farsi teso. Ella cercava di soffocare un gemito mentre lottava con i dolori. Passarono diversi e lunghi minuti prima che potesse rilassarsi ma Giuseppe leggeva la preoccupazione stampata sul suo volto. Allora Giuseppe tornò alla locanda. “Siete sicuri che non ci sia una stanza per noi? Mia moglie sta per partorire. Dobbiamo trovare un luogo per ripararci dal freddo di questa notte”. L’uomo si fermo a riflettere per un po’. “Avete provato a bussare a quella casa in fondo alla via? Qualche volta danno ospitalità a chi è di passaggio”. “Ho chiesto un’ora fa!”. “Non avete parenti in città? Magari qualche cugino di secondo grado!?”. “No!”. Maria si era fatta tutta tremante ormai. “Giuseppe” disse con vice flebile, “io debbo sdraiarmi da qualche parte!”. “Beh, c’è sempre la stalla qui dietro” aggiunse finalmente l’uomo. “Certo è piena di animali dei visitatori giunti in città per quel maledetto censimento dei romani. Ma se riuscite a trovare spazio in un angolo, credo che possa andare”. Fede una pausa e poi aggiunse: “mi raccomando però di non tenere svegli gli animali tutta la notte!”. La realtà delle cose fu completamente diversa. Gli asini non smisero mai di muoversi in quella baracca. Il cattivo odore poi era insopportabile per la povera Maria che lottava con le nausee mentre le doglie aumentavano. Alle primissime luci del mattino, Giuseppe bussò ancora una volta alla porta del locandiere. “Chi è che bussa a quest’ora della notte?” imprecò l’uomo da dentro, prima di arrivare finalmente alla porta. “Sa se c’è un’ostetrica in città?”. “Oh, sei tu! Un’ostetrica? Si, la vecchia Marta abita a circa cinquecento metri da qui. Scendi giù per la via principale, poi gira a sinistra e vai diritto fino all’edificio a due piani. Non puoi sbagliare perché c’è un solo edificio a due piani in tutta la città! La donna vive in una piccola casa proprio dietro all’edificio a due piani”. “Io non credo di poter lasciare mia moglie da sola…. Le contrazioni sono sempre più vicine! Potresti andarci tu?”. “Gionata! Alzati e vai a chiamare la vecchia Marta! C’è una donna che sta per partorire! Fai presto!” gridò l’uomo verso l’interno della casa buia. E, mentre chiudeva la porta, si volse verso Giuseppe. “Ora perdonami ma cercate di non far troppo rumore. Tutta la famiglia si è svegliata!”. Subito dopo la porta si aprì ed un giovane servo ne uscì correndo in quell’aria fresca. Poco dopo, il ragazzo tornò, camminando lentamente per non lasciarsi la vecchia donna troppo indietro.. anche perché l’artrite non le permetteva di prendere il freddo di quella notte invernale senza far sentire la sua voce. Il ragazzo tremava quando giunse nella stalla. “Ecco Marta, Signore!” biascicò velocemente e poi se ne tornò al calduccio in casa. L’anziana donna fece di tutto per metterli a loro agio. Mandò Giuseppe dal locandiere per farsi dare acqua calda e qualche panno pulito. Erano circa le due del mattino quando il bambino venne alla luce e un’altra ora passò prima che Giuseppe riuscisse a trovare qualche spicciolo nelle tasche per pagare la donna che doveva tornare a casa in fretta. Quindi si voltò verso sua moglie e strinse la sua mano tra le sue mentre entrambi guardavano il volto paffuto del loro bimbo. Finalmente soli. “Sono così stanca” disse Maria, coricandosi sulla paglia coperta di stracci. Il bimbo smise finalmente di piangere e si addormentò. Giuseppe si alzò di scatto pochi minuti dopo allorché alcuni uomini comparvero dal nulla in quel buio dirigendosi verso la stalla illuminata. Svegliò subito Maria ed afferrò il suo bastone. “Cosa volete??” disse a quegli uomini cercando di parlare a bassa voce. “Non svegliate il bambino!”. “Noi…. Noi siamo pastori” disse uno di loro. Ed il bambino cominciò a piangere!!! “Circa un’ora fa, ci trovavamo lassù, sulla collina, tra i pascoli quando abbiamo visto una grande luce e degli angeli. Raccontarono poi tutta la storia entrando in punta di piedi nella stalla per vedere il bambino. Giuseppe allentò la presa del suo bastone. I pastori continuarono dicendo: “L’angelo ci ha detto: “Oggi è nato per voi nella città di Davide, un salvatore che è il Cristo Signore!”. L’angelo ci ha anche detto che lo avremmo trovato avvolto nelle bende in una mangiatoia”. “L’angelo vi ha detto anche della mangiatoia??!!”, interruppe Giuseppe. “Oh, certamente!” Questo era il segno ed ecco come abbiamo saputo dove cercare!”. Giuseppe gettò un rapido sguardo su Maria. Gli occhi di lei incontrarono i suoi. Egli strinse la mano di lei. “Questo bimbo è il Messia, vero?” Giuseppe disse sottovoce. “Dopo queste difficoltà avevo iniziato a dubitarne. Ma….. !”. Si fermò un attimo e poi aggiunse: “sembra proprio che Dio abbia pianificato tutta la vicenda: il viaggio che nessuno di noi due voleva fare….”. “Persino questa vecchia e maleodorante baracca e la sua mangiatoia”. “Dio ti ha vista anche in groppa al vecchio ed ossuto Gino” disse Giuseppe scoppiando ora in una sonora risata. Si alzò in piedi che ridacchiava ancora. “Sapete?? Nonostante i problemi, anzi, meglio ancora: in mezzo ai problemi, Dio è sempre all’opera!!”.
Parabola Era la settimana che precedeva il Natale. Trovare un parcheggio era difficile. C’erano lunghe code per strada, alle casse ed ovunque. Ogni luogo era affollato; nei negozi, l’atmosfera era tesa e la gente rude ed arrabbiata, i prezzi ribassati. La gente sia accalcava e si faceva la guerra per accaparrarsi le offerte. Al supermercato del centro commerciale, in fondo alla fila della cassa, un uomo spazientito e dalla voce bassa ma forte disse a voce alta: “dovrebbero ammazzare il tipo che si è inventato il Natale!”. Una donna, anch’essa in fila in attesa di pagare ma saggia e credente, rispose: “già fatto!! Lo hanno fatto appendendolo alla croce!”. In queste ultime parole si trova la VERA STORIA DI NATALE!
Buon Natale 2010 Marco Cicoletti |
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“Credi davvero che io vada fino a Betlemme??”, Giuseppe sbatté con forza lo scalpello sul vecchio bancone.