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Home Page La Fede Dio usa i nostri fallimenti
Dio usa i nostri fallimenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Cicoletti   

Pietro poté diventare l'apostolo compassionevole che fu, solo dopo aver esitato, esser caduto nella prova ed aver rinnegato Gesù non una ma ben tre volte! Tre è simbolo di perfezione. Un rinnegamento perfetto! "Coi fiocchi", diremmo oggi!

Non era certamente la perfetta volontà di Dio per Pietro quella di peccare alla perfezione per ben tre volte. Eppure Dio non glielo impedì; anzi lo permise perché ciò potesse servire a qualcosa di buono nel cuore di Pietro.

 

Non ti abbandonerò mai! Frasi lapidarie, esclamazioni che precedono quasi sempre le nostre cadute. Ma fu proprio il ricordo riconciliato sul mare di Tiberiade che permise a Pietro di essere risoluto e nello stesso tempo tenero e comprensivo verso quelli che avevano fallito nella vita. Questi avrebbero costituito infatti il suo pubblico da allora in avanti. Un pubblico che se non fosse avvenuta una precedente e triplice consolazione quel mattino sul lago di Tiberiade da parte di Gesù, sarebbe stato un continuo dito nella piaga del povero Pietro.

Gesù non peccò mai, neanche una sola volta nella vita eppure egli sapeva essere compassionevole in modo infinito e misericordioso nei riguardi dei peccatori. A differenza di noi. Unica eccezione della razza umana. Per il resto della stirpe di Adamo non è mai stato così. Quelli che non sono mai caduti in grandi peccati solitamente finiscono per diventare duri di cuore e privi di misericordia e terribili verso chi invece pecca. Non sto invitando alcuno a peccare. Sto solo evidenziando che se ti senti sempre a posto e fai tutto bene, forse senza rendertene conto sei caduto anche tu nel peccato: quello dell'orgoglio e dell'autogiustizia. Se non sei d'accordo, allora pregherò per te perché Dio non  fa al caso tuo. Non ne hai bisogno. Tu ti fai semplicemente uguale a Dio coi fatti! Non è forse orgoglio questo?

Quando osserviamo le circostanze in cui Pietro maturò e perpetrò la sua caduta in questo grande peccato - quante volte lo abbiamo rinnegato noi? - potremmo esser portati a pensare che Dio avrebbe potuto facilmente impedire a Pietro non solo di peccare ma persino di affrontare la tentazione di rinnegare Gesù. Tuttavia Dio è realista e sa di cosa siamo fatti. Egli non ha mai cercato nessuno che sia perfetto ma viene per perfezionare con la sua perfezione quelli che non sono perfetti o per dirla come Paolo: supplire ad ogni nostro bisogno, il che indica mancanza.

Così, Dio scelse di non preservarlo da quei momenti di tentazione.

In Giovanni 18, 15-18 osserviamo Giovanni e Pietro seguire Gesù fin dentro al cortile del Sommo Sacerdote. Poiché Giovanni conosceva il sommo sacerdote, il portinaio lo fece entrare. Ma Pietro non poteva entrare. Per questo motivo Giovanni venne dal portinaio e lo convinse a far entrare anche Pietro. Ciò sembrava qualcosa di buono in quel momento. Ma nota una cosa: Pietro non avrebbe peccato quella notte se Giovanni non lo avesse introdotto nel cortile - poiché fu solo una volta al suo interno che Pietro venne interrogato e rinnegò di conoscere Gesù ben tre volte! Vedi Gv 18:17,25,27. Insomma negò ogni legame, conoscenza e coinvolgimento con l'uomo comparso davanti alla corte. Il massimo del rispetto per uno considerato l'amico più fidato niente meno che da Dio in persona. Persona di cui ti puoi fidare ed alla quale affidare tutto ciò che hai!

Ed ecco che viene spontaneo chiedersi come mai Dio abbia permesso che ciò accadesse; perché non abbia impedito che Pietro avesse il permesso di entrare nel cortile o se si fosse trattato di un errore di Dio. La risposta? Un secco no. Nella sua sovranità assoluta, Dio permise che Giovanni portasse anche Pietro affinché quest'ultimo potesse imparare una grande lezione dal proprio fallimento che gli sarebbe tornata utile al momento opportuno.

Non sarebbe infatti potuto diventare la guida degli apostoli e il primo evangelista della chiesa primitiva senza aver completato il corso di preparazione necessaria attraverso il fallimento.

Pietro doveva diventare come Gesù misericordioso verso i peccatori. Quale scuola migliore per trasformare il cuore se non quella del fallimento totale; così avrebbe guardato con occhio diverso coloro che lungo la strada si sarebbero uniti a lui dopo il naufragio della propria esistenza.

Se hai dubbi su ciò ti invito a rileggere la sua prima predicazione a Gerusalemme il giorno di Pentecoste allorché aprì la bocca davanti a quella stessa folla che pochi giorni prima aveva preferito Barabba a Gesù di Nazareth. Aprì la bocca ed invece della condanna Pietro proferì parole di edificazione; offrì una possibilità a quella folla convinta di peccato dallo Spirito affermando che nonostante il malefatto Dio non era arrabbiato con loro; anzi, Dio offriva proprio a loro per primi per mezzo di Pietro il suo perdono e la riconciliazione. Una nuova opportunità e Pietro divenne il primo portavoce dopo l'ascensione di Gesù, del Vangelo delle Seconde Possibilità. In realtà delle Infinite Possibilità che Dio offre a chi riconosce che il vaso della vita è solo frantumi.

Satana aveva già pronti i suoi agenti attraverso i quali tentare Pietro ma doveva avere il permesso di Dio per far ciò. Tuttavia Gesù stava pregando perché la fede di Pietro non venisse meno durante quella prova  (Lc 22,31,32) e la preghiera di Gesù fu ascoltata. E Pietro una volta ristabilito avrebbe confermato o resi fermi nella fede i suoi fratelli.

Pietro sarebbe uscito da quella prova col cuore frantumato e compassionevole verso chi avrebbe ammesso di aver sbagliato e mai più nella sua vita avrebbe denunciato i peccatori con durezza ,ma avrebbe indicato la strada per cominciare di nuovo. Ogni qualvolta fosse stato tentato di far ciò, avrebbe ricordato immediatamente il proprio fallimento ed avrebbe abbassato il tono della sua denuncia.

Ecco la potenza del perdono di Dio attraverso il sangue di Gesù Cristo che ristabiliva l'uomo nella piena dignità. Quale migliore medicina contro la durezza del cuore del ricordo svuotato del dolore del proprio rinnegamento della fiducia di Dio. A questo serviva e serve il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo attraverso il quale possiamo presentarci tutti davanti al Padre nell'unità o simpatia di spirito e di fede perché tutti abbiamo peccato ma a Dio è piaciuto trattarci non secondo i nostri peccati ma secondo la sua infinita e misteriosa misericordia.

Ascolta le parole dell'angelo rivolte alle donne in quelle prime ore del mattino di risurrezione le quali ignoravano ciò che era accaduto all'interno di quel cortile ma che Dio ben conosceva. Mentre Pietro era dilaniato dal dolore del ricordo del triplice rinnegamento ed era in balia dell'accusa diabolica, quelle parole avrebbero portato la luce. Schiaffeggiato da Satana! Questa volta era Pietro ad esser comparso in tribunale ed esser sotto accusa. Con una differenza. Gesù non aveva fatto nulla di male mentre Pietro si!

Pietro avrebbe iniziato nuovamente a sperare nell'amore e nel favore di Dio. Attraverso le parole di alcune donne e non di chissà chi Dio avrebbe riacceso la luce della speranza nel cuore di Pietro stretto dalle corde del diavolo e le avrebbe spezzate! Pietro cominciava a capire che c'era qualcosa nell'aria che lo attendeva. Non era tutto finito. Ma non nel senso che Dio avesse ancora un conto in sospeso con lui e che Pietro doveva saldare. No. Si trattava di ciò che mai Pietro avrebbe potuto immaginare. Ciò che non poteva perdonarsi, Dio era pronto a perdonare. Pietro saltò in piedi quando quelle donne che forse aveva sempre spregiato perché evanescenti nel loro amore a Gesù tornarono riferendogli fedelmente e completamente ignare ciò che l'angelo aveva detto. Era davvero risorto? Non sapeva se crederci; tuttavia quelle parole sembravano proprio il linguaggio del caro Maestro. Ascoltiamole dalla fonte diretta:

 

Mc 16,7: "Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto".

 

Esse dice Marco per lo spavento non dissero nulla ma Gesù apparve a Maria di Magdala poco dopo ed essa non riuscì a tenere chiusa la bocca e veicolò fedelmente il messaggio. Non vollero credere. Tuttavia Pietro aveva ora un tarlo nella mente. Il tarlo consiste in una congiunzione ed una preposizione che introduce il complemento di termine. E a Pietro.

Con assoluto interesse il cielo era stato a guardare la caduta di Pietro ma ora era tutto teso a guardare Pietro che pian piano si sarebbe rialzato in piedi. Con quale forza? Quella dell'amore e della attenzione paterna di Dio verso quel peccato nascosto e mortalmente paralizzante avvenuto di notte in quel cortile che solo Pietro poteva conoscere. "E a" servirono a riaccendere, come fa la chiave di avviamento,  il motore della speranza e della fede di Pietro nel Dio che perdona e che ama.

Ciò accadde perché egli obbedì e si recò in qualche modo e spinto da qualche ragione nel luogo indicato dall'angelo. In Galilea. E lì incontrò nuovamente per una seconda prima volta quel Gesù che aveva tradito e che per tre volte lo riconfermava. Ma l'opera di ristabilimento non era ancora terminata.

Dio è capace di far cooperare al tuo bene proprio le cose peggiori che hai fatto ed hanno finito per distruggere la tua esistenza. Dio usa le armi usate contro di te per distruggere e semplicemente inverte la loro azione. Ciò che era inteso a distruggere può essere impiegato per ricostruire ed edificare. Se hai fede!

Durante quelle lunghe sette settimane precedenti la Pentecoste, quante volte Pietro si dovette chiedere in cuor suo cosa sarebbe successo se Giovanni non lo avesse introdotto nel cortile dove sarebbe caduto nel peccato? Colpa di Giovanni? Perché aveva ottenuto il permesso di farlo entrare? Lo aveva tanto desiderato. Lui doveva essere col maestro ovunque. E a cosa era servito? A tradirlo alla stregua di quanto aveva fatto Giuda. Pietro non era stato da meno.

Ma se ciò non fosse avvenuto, egli non avrebbe potuto esser frantumato e sarebbe risultato non idoneo a predicare il vangelo ai peccatori il giorno di Pentecoste. Solo Dio può rivolgersi senza peccato a quelli pieni di peccato. Gli uomini che egli chiama ad annunciare il vangelo in suo nome ad altri uomini debbono esser passati per la stessa esperienza di peccato di quelli davanti a loro o non  potranno mai avere la compassione ma solo il giudizio.

Sappiamo tutti che Pietro predicava contro il peccato poiché nella sua lettera ci dice si seguire le orme di Gesù il quale "non commise peccato" e di "smettere di peccare" (1Pt 2,22; 4,1-2).

Solo che ora egli predicava mosso da compassione. Come Gesù era passato per la sofferenza al fine di essere uno-con-noi e poter comprendere in qualità di Dio cosa sia la sofferenza umana, così anche Pietro era passato per il rinnegamento per capire cosa significa vivere nel rinnegamento di Dio. Per comprendere bisogna "esser passati per" la stessa situazione ed esserne usciti fuori. Questa fu la ragione per la quale gli fu riservato il privilegio di aprire le porte del cielo attraverso la chiave della predicazione alla folla il giorno di Pentecoste ed ai gentili che si trovavano in casa di Cornelio più tardi. Dio avrebbe potuto servirsi di Giacomo o Giovanni in entrambe le occasioni. Ma non lo fece. Egli usò Pietro - colui che era caduto in modo miserabile - poiché costui avrebbe potuto parlare con maggior compassione degli altri due ai peccatori lungo la strada.

Davide era uno come Pietro. Quando per pigrizia non si era recato sul campo di battaglia ed era rimasto a letto (ma in quello sbagliato!) cadde nel peccato - un peccato che era e sarebbe rimasto un neo contro di lui per il resto della sua vita e dei secoli (2Sam 11,1-5). Lo Spirito Santo afferma di lui: "Davide aveva fatto ciò che è giusto agli occhi del Signore e non aveva traviato dai comandi che il Signore gli aveva impartiti, durante tutta la sua vita, se si eccettua il caso di Uria l'Hittita" 1Re 15,5. Eppure Dio usò quel fallimento di Davide perché il suo cuore si frantumasse e scrivesse il Salmo 50 - un passo della Scrittura servito a benedire molti nel corso dei secoli più di qualsiasi altro scritto di Davide. Egli non avrebbe potuto mai comporre quel salmo se fosse caduto in un peccato minore. La sua caduta doveva essere grande, profonda e conosciuta pubblicamente affinché egli potesse umiliarsi e lasciarsi spezzare. Dalla sua caduta molti avrebbero potuto trovare la forza e la via per potersi rialzare. Egli rimase così un uomo contrito e con il timore di Dio per il resto della sua vita.

Ciononostante Gesù non si vergogna di chiamarsi Figlio di Davide!!

Marco Cicoletti
www.amicidigesu.it

 

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