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Home Page Notizie per Te La Chiesa Preghiera alle vittime della Nigeria e per i Genovesi
Preghiera alle vittime della Nigeria e per i Genovesi PDF Stampa E-mail

papa-san-pietroAngelus Domenica 6 Novembre 2011

ROMA\ aise\ - "Seguo con apprensione i tragici episodi che si sono verificati nei giorni scorsi in Nigeria e, mentre prego per le vittime, invito a porre fine ad ogni violenza, che non risolve i problemi, ma li accresce, seminando odio e divisione anche fra i credenti". Così Benedetto XVI a margine dell’Angelus recitato insieme ai fedeli giunti a Piazza San Pietro. Dopo la preghiera mariana, il Papa ha rivolto un pensiero alla città di Genova, duramente colpita dall’alluvione dei giorni scorsi.

 

 

"Assicuro la mia preghiera per le vittime, per i familiari e per quanti hanno subito gravi danni", ha detto in proposito il Papa. "La Madonna della Guardia sostenga la cara popolazione genovese nell’impegno solidale per superare la prova".

Prima dell’Angelus, il Papa Benedetto ha richiamato la liturgia della domenical che, ha spiegato, "ci invita a prolungare la riflessione sulla vita eterna, iniziata in occasione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Su questo punto è netta la differenza tra chi crede e chi non crede, o, si potrebbe ugualmente dire, tra chi spera e chi non spera. Scrive infatti san Paolo ai Tessalonicesi: "Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza". La fede nella morte e risurrezione di Gesù Cristo segna, anche in questo campo, uno spartiacque decisivo".

"Sempre san Paolo – ha aggiunto – ricorda ai cristiani di Efeso che, prima di accogliere la Buona Notizia, erano "senza speranza e senza Dio nel mondo". Infatti, la religione dei greci, i culti e i miti pagani, non erano in grado di gettare luce sul mistero della morte, tanto che un’antica iscrizione diceva: "In nihil ab nihilo quam cito recidimus", che significa: "Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo". Se togliamo Dio, se togliamo Cristo, il mondo ripiomba nel vuoto e nel buio. E questo trova riscontro anche nelle espressioni del nichilismo contemporaneo, un nichilismo spesso inconsapevole che – ha osservato il Papa – contagia purtroppo tanti giovani".

"Il Vangelo di oggi – ha aggiunto ancora – è una celebre parabola, che parla di dieci ragazze invitate ad una festa di nozze, simbolo del Regno dei cieli, della vita eterna. È un’immagine felice, con cui però Gesù insegna una verità che ci mette in discussione; infatti, di quelle dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché, all’arrivo dello sposo, hanno l’olio per accendere le loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori, perché, stolte, non hanno portato l’olio. Che cosa rappresenta questo "olio", indispensabile per essere ammessi al banchetto nuziale? Sant’Agostino e altri antichi autori vi leggono un simbolo dell’amore, che non si può comprare, ma si riceve come dono, si conserva nell’intimo e si pratica nelle opere. Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena. E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita".

"A Maria, Sedes Sapientiae, chiediamo di insegnarci la vera sapienza, quella che si è fatta carne in Gesù. Lui è la Via che conduce da questa vita a Dio, all’Eterno. Lui ci ha fatto conoscere il volto del Padre, e così ci ha donato una speranza piena d’amore. Per questo, alla Madre del Signore la Chiesa si rivolge con queste parole: "Vita, dulcedo, et spes nostra". Impariamo da lei – ha concluso – a vivere e morire nella speranza che non delude". (aise)

 

Marco Cicoletti

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