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Gesù è la "pietra d'angolo" su cui può poggiare il mondo intero PDF Stampa E-mail

Il Papa a Piazza San Pietro - L'Angelus di Domenica 2 Ottobre

ROMA\ aise\ - Gesù è la "pietra d'angolo" su cui "possono poggiare con assoluta sicurezza le fondamenta di ogni esistenza umana e del mondo intero".

Questo il messaggio del Vangelo di ieri, richiamato da Benedetto XVI prima dell'Angelus recitato insieme ai fedeli giunti a Piazza San Pietro. Il Santo Padre è infatti rientrato a Roma dalla residenza estiva di Castel Gandolfo, che lo ha ospitato negli ultimi due mesi, come da lunga tradizione.

"Il Vangelo di questa domenica – ha detto Papa Benedetto – si chiude con un monito di Gesù, particolarmente severo, rivolto ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: "A voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che ne produca i frutti".

Sono parole che fanno pensare alla grande responsabilità di chi, in ogni epoca, è chiamato a lavorare nella vigna del Signore, specialmente con ruolo di autorità, e spingono a rinnovare la piena fedeltà a Cristo. Egli è "la pietra che i costruttori hanno scartato", perché l'hanno giudicato nemico della legge e pericoloso per l'ordine pubblico; ma Lui stesso, rifiutato e crocifisso, è risorto, diventando la "pietra d'angolo" su cui possono poggiare con assoluta sicurezza le fondamenta di ogni esistenza umana e del mondo intero. Di tale verità parla la parabola dei vignaioli infedeli, ai quali un uomo ha affidato la propria vigna, perché la coltivino e ne raccolgano i frutti. Il proprietario della vigna rappresenta Dio stesso, mentre la vigna simboleggia il suo popolo, come pure la vita che Egli ci dona affinché, con la sua grazia e il nostro impegno, operiamo il bene".

"Sant'Agostino – ha aggiunto – commenta che "Dio ci coltiva come un campo per renderci migliori". Dio ha un progetto per i suoi amici, ma purtroppo la risposta dell'uomo è spesso orientata all'infedeltà, che si traduce in rifiuto. L'orgoglio e l'egoismo impediscono di riconoscere e di accogliere persino il dono più prezioso di Dio: il suo Figlio unigenito. Quando, infatti, "mandò loro il proprio figlio – scrive l'evangelista Matteo – ... [i vignaioli] lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero". Dio consegna se stesso nelle nostre mani, accetta di farsi mistero insondabile di debolezza e manifesta la sua onnipotenza nella fedeltà ad un disegno d'amore che, alla fine, prevede però anche la giusta punizione per i malvagi. Saldamente ancorati nella fede alla pietra angolare che è Cristo, rimaniamo in Lui come il tralcio che non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite".

"Solamente in Lui, per Lui e con Lui – ha sottolineato Benedetto XVI – si edifica la Chiesa, popolo della nuova Alleanza. Ha scritto in proposito il Servo di Dio Paolo VI: "Il primo frutto dell'approfondita coscienza della Chiesa su se stessa è la rinnovata scoperta del suo vitale rapporto con Cristo. Notissima cosa, ma fondamentale, ma indispensabile, ma non mai abbastanza conosciuta, meditata, celebrata". Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell'umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali "Custodi", cioè ministri della divina premura per ogni uomo".

"Dall'inizio fino all'ora della morte, - ha ricordato il Papa - la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione. E gli Angeli fanno corona all'Augusta Regina delle Vittorie, la Beata Vergine Maria del Rosario, che nella prima domenica di ottobre, proprio a quest'ora, dal Santuario di Pompei e dal mondo intero, accoglie la fervida Supplica, affinché sia sconfitto il male e si riveli, in pienezza, la bontà di Dio". (aise)

 

Marco Cicoletti

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