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IL PAPA IN AFRICA - VISITA PASTORALE IN BENIN
ROMA\ aise\ - Con la Santa Messa allo "Stade de l’Amitié" è terminata ieri la visita in Benin di Benedetto XVI, che in questa occasione ha consegnato ai Vescovi la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale "Africae munus" della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi e commemorato i 150 anni dell’evangelizzazione del Paese.
"Sulla scia del mio beato Predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, è per me una grande gioia visitare per la seconda volta questo caro Continente africano, venendo tra voi, in Benin, e rivolgervi un messaggio di speranza e di pace", ha detto il Papa ai fedeli nella domenica in cui la Chiesa celebra la solennità di Cristo Re.
"Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato – ha aggiunto – ci dice che Gesù, il Figlio dell’uomo, il giudice ultimo delle nostre vite, ha voluto prendere il volto di quanti hanno fame e sete, degli stranieri, di quanti sono nudi, malati o prigionieri, insomma di tutte le persone che soffrono o sono messe da parte; il comportamento che noi abbiamo nei loro confronti sarà dunque considerato come il comportamento che abbiamo nei confronti di Gesù stesso. Lui, il Figlio di Dio, è diventato uomo, ha condiviso la nostra esistenza, sino nei dettagli più concreti, facendosi il servo del più piccolo dei suoi fratelli. Lui che non aveva dove posare il capo, sarà condannato a morire su una croce. Questo – ha sottolineato – è il Re che celebriamo!"
Un’immagine "sconcertante" perché, ha osservato Papa Benedetto, "ancor oggi, come 2000 anni fa, abituati a vedere i segni della regalità nel successo, nella potenza, nel denaro o nel potere, facciamo fatica ad accettare un simile re, un re che si fa servo dei più piccoli, dei più umili, un re il cui trono è una croce".
Non solo: è un Re che dalla Croce "ci chiede è di seguirlo su questa via, di servire, di essere attenti al grido del povero, del debole, dell’emarginato. Questo passo del Vangelo è veramente una parola di speranza, poiché il Re dell’universo s’è fatto vicinissimo a noi, servo dei più piccoli e dei più umili. E io – ha proseguito il Santo Padre – vorrei rivolgermi con affetto a tutte le persone che soffrono, ai malati, a quanti sono colpiti dall’AIDS o da altre malattie, a tutti i dimenticati della società. Abbiate coraggio! Il Papa vi è vicino con la preghiera e con il ricordo. Abbiate coraggio! Gesù ha voluto identificarsi con i piccoli, con i malati; ha voluto condividere la vostra sofferenza e riconoscere in voi dei fratelli e delle sorelle, per liberarli da ogni male, da ogni sofferenza! Ogni malato, ogni povero – ha sottolineato – merita il nostro rispetto e il nostro amore, perché attraverso di lui Dio ci indica la via verso il cielo".
Un messaggio, ha ricordato, che il Benin ha cominciato ad accogliere 150 anni fa ma che ancora non è arrivato a tutti: "molti sono coloro la cui fede è debole, e la cui mentalità, le abitudini, il modo di vivere ignorano la realtà del Vangelo, pensando che la ricerca di un benessere egoista, del guadagno facile o del potere sia lo scopo ultimo della vita umana. Con entusiasmo siate testimoni ardenti della fede che avete ricevuto! Fate risplendere in ogni luogo il volto amorevole del Salvatore, in particolare davanti ai giovani alla ricerca di ragioni di vita e di speranza in un mondo difficile!". Il Papa ha quindi invitato i fedeli a "rafforzare" la loro fede in Gesù Cristo, "operando un’autentica conversione alla sua persona".
Dopo la Messa, il Papa ha consegnato l’Esortazione Apostolica post-sinodale Africae munus ai Presidenti delle 35 Conferenze Episcopali nazionali dell’Africa e ai Responsabili delle 7 Conferenze Episcopali Regionali del Continente, un testo che "intende promuovere, incoraggiare e consolidare le diverse iniziative locali già esistenti. Intende altresì ispirarne altre per la Chiesa cattolica in Africa".
Nel pomeriggio, il Santo Padre è ripartito dall’aeroporto di Cotonou: nella cerimonia di congedo, alla presenza del Presidente della Repubblica, delle Autorità politiche e civili, dei Vescovi del Paese e di un gruppo di fedeli, il Papa ha ribadito di avere "una stima ed un affetto particolari" per il Continente Africano "perché ho l’intima convinzione che è una terra di speranza. Autentici valori, capaci di ammaestrare il mondo, si trovano qui e non chiedono che di sbocciare con l’aiuto di Dio e la determinazione degli Africani".
"Durante questa visita, ho potuto incontrare diverse componenti della società del Benin, e membri della Chiesa. Questi numerosi incontri, così diversi nella loro natura, testimoniano la possibilità di una coesistenza armoniosa in seno alla Nazione, e tra la Chiesa e lo Stato. La buona volontà e il rispetto reciproco – ha osservato Papa Benedetto – aiutano non solamente il dialogo, ma sono essenziali per costruire l’unità tra le persone, le etnie e i popoli. La parola "Fraternità" è del resto la prima delle tre parole del vostro motto nazionale. Vivere insieme da fratelli, nonostante le legittime differenze, non è un’utopia. Perché un paese africano non potrebbe indicare al resto del mondo la strada da prendere per vivere una fraternità autentica nella giustizia fondandosi sulla grandezza della famiglia e del lavoro? Possano gli Africani vivere riconciliati nella pace e nella giustizia!".
Il Papa è rientrato a Roma alle 22 di ieri sera. (aise) |