| Vincere la paura |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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“Perché avete paura?” chiede Gesu' A primo impatto verrebbe da chiedersi se Gesù sia serio. Forse vuole prenderci in giro come se due nuotatori nella stessa vasca si chiedessero l’un l’altro: “perché sei bagnato? Tuttavia Gesù non sta sorridendo. È terribilmente serio come gli uomini ai quali pone la domanda. Una tempesta ha appena trasformato la loro tranquilla cena in barca in una terribile avventura di sopravvivenza tra le acque bianche e violente.
Ecco come uno di loro ricorda quel viaggio: “Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento tanto che la barca era ricoperta dalle onde; ma egli dormiva” (Mt 8,23-24 nt).
Queste sono le parole di Matteo. Egli ricorda bene la tempesta minacciosa e la barca sbattuta dalla furia delle acque; così presta molta attenzione ai termini che usa. Non tutti i termini infatti fanno al caso. Egli tira fuori dallo scaffale il suo tesoro greco in cerca di una terminologia che possa “esplodere” violentemente come le onde di quel lago quella sera. Ignora i termini comuni che non riescono a rendere ciò che ha visto e sperimentato quella sera: una terra lontana ed irraggiungibile ed una linea dell’orizzonte praticamente invisibile. La sua descrizione va oltre i venti e le acque spumeggianti. Quelle acque erano un mostro impazzito!! Il dito scorre giù per la lista dei sinonimi finché non approda ad un termine che cattura la sua attenzione e rende perfettamente l’immagine e gli stati d’animo. “Eccola! Finalmente ho trovato! “Seismos” un fremito, moto violento ed improvviso, una eruzione di mare e di cielo. Un grande “moto” sconvolse improvviso la superficie del lago. Anche nel nostro linguaggio questo termine suscita terrori e timori. Il sismologo è colui che studia i terre-moti; il sismografo li misura mentre Matteo, insieme ad un gruppo di vecchi lupi di mare, avevano sperimentato un movimento che li aveva sconvolti fino alle midolla. Egli usa lo stesso termine solo in due altre occasioni: al momento della morte di Gesù quando un terremoto violento sconvolse la terra (Mt 27,51-54), e ancora alla risurrezione di Gesù, allorché la tomba tremò come per esplosione di un reattore nucleare al suo interno (28,2). Apparentemente la tempesta sedata forma una trilogia delle “scosse” di Gesù: con le quali sconfigge la colpa sulla croce, la morte nella tomba e silenzia la paura sul mare. Paura improvvisa. Sappiamo che la paura li colse improvvisa perché la tempesta fu improvvisa. Non tutte le tempeste giungono improvvise. I contadini riescono a leggere i segni del tempo osservando il formarsi di nuvole minacciose all’orizzonte ore prima che la pioggia cada. Questa tempesta, comunque, li colse improvvisa come un leone che spunta da dietro i cespugli. Un momento prima i discepoli erano un gruppo spensierato di turisti su un battello con tanto di cena ed un minuto dopo erano uomini persi in un mare impazzito. Pietro e Giovanni, uomini di mare, lottavano per abbassare le vele. Matteo non ce la faceva a tener fermo il piatto sul tavolo. Certamente la tempesta non era ciò che l’esattore sognava. Non avverti la sorpresa nel modo in cui egli unisce le due frasi? “salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento…………..”. Non ti aspetteresti una secondaria (analisi logica!) migliore, una frase più felice per esprimere la conseguenza di una obbedienza? “Salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco,…………… avvenne nel mare……….. un grande segno: un grande arcobaleno nel cielo ed uno stormo armonioso e felice di colombe bianchissime che si rispecchiavano sulla superficie cristallina e piatta del lago?”. Dopotutto, i discepoli di Gesù non sono chiamati a godersi una serie infinita di crociere per il Mar dei Caraibi? A questa domanda molti risponderebbero che con Gesù non ci sono più tempeste nella vita ma una calma ed una pace inimmaginabili. Purtroppo con le mie scarpine di piombo debbo distruggere questa falsa immagine di Gesù e dei credenti perché la realtà del Gesù dei Vangeli non è affatto questa. La risposta a tale domanda allora è un secco “No”. Questo racconto è marchiato con l’evidenziatore per mostrare l’opposto spesso impopolare: salire a bordo con Gesù può contemplare il rischio di sprofondare con Gesù. Gesù non è Biancaneve, la Bella Addormentata nel bosco o personaggi di altre fiabe. I discepoli possono placidamente aspettarsi mari avversi e venti violenti: “Voi avrete tribolazioni (non “potreste avere” o “potrete avere”!! No! No! Voi “avrete”, avete la mia Parola) nel mondo (Gv 16,33). Infatti i seguaci di Cristo contraggono la malaria, si ammalano di cancro, seppelliscono i loro figli, lottano contro le dipendenze e per conseguenza fanno i conti con la paura!! Non è infatti l’assenza di tempeste, malattie, incasinamenti vari a “separarci” dal resto del mondo, cioè renderci diversi, ma Colui che scorgiamo in mezzo a queste tempeste comuni: un Cristo che russa, un Cristo che, in mezzo alle tempeste che ci scuotono come un terremoto, rimane tranquillo tanto da divenire causa di salvezza “in tutte queste cose” nelle quali “possiamo riportare vittoria”. Nella barca, Gesù, infatti……. “DORMIVA” riporta l’evangelista non per darci una informazione ma per rivelarci ciò che lo turbò più delle onde spaventose mosse da quel ventaccio (v. 24). Questo fatto causò un vero “sisma” nel cuore di Matteo e di tutti quelli che erano in quella medesima barca i quali videro tutti il medesimo Gesù. Ora passiamo ad una scena curiosa. I discepoli urlano, Gesù sogna. I tuoni ruggiscono, Gesù russa. Gesù non sta facendo una siesta, schiacciando un pisolino, risposando dieci minuti per riprendere forza. NO! Gesù dorme profondamente come me alle 3 del mattino. Gesù è pienamente immerso nel sogno oltre che nei sogni. Magari sogna di essere cullato su di un’amaca come ripercussione della tremenda tempesta sul mondo dei sogni.
Chi riuscirebbe mai a dormire tranquillamente in momenti come questi? Ci riusciresti? Riusciresti a dormire mentre sei seduto su un carrellino delle montagne russe? In mezzo ad una turbolenza fortissima in aereo? Oppure in mezzo ad un concerto di metallari? Bene Gesù riusciva a dormire in mezzo a queste tre opportunità messe insieme in una sola volta. Marco aggiunge due dettagli curiosi dicendoci che Gesù stava a poppa e dormiva su un morbido cuscino (Mc 4,38). A poppa su un cuscino! Perché mai il primo dettaglio? Da dove salta fuori il secondo? I pescatori del primo secolo usavano grandi e pesanti reti da pesca che tenevano in un apposito vano ricavato a poppa per questo scopo. Dormire sul legno a poppa era scomodo. Non c’era posto sufficiente oltre ad essere il posto meno sicuro di tutta la barca durante la navigazione. Il piccolo vano ricavato a poppa invece era in grado di provvedere posto e sicurezza. Si trattava infatti dell’unico angolo della barca chiuso e protetto. Così Gesù, stremato dall’attività della giornata (chi non ha mai predicato pubblicamente non sa che ciò che si predica è la punta dell’iceberg che nasconde il tempo per prepararsi più un’enorme dispendio di forze per veicolare il messaggio e mantenere l’attenzione che dopo 17 minuti scema!!) si riposava dalla fatica per ritrovare le forze attraverso un sonno ristoratore. Egli poggiava la testa dunque non su un morbido cuscino di piume ma su un materasso formato da una grande sacca di pelle indurita dal vento, dal sole e dall’acqua che i pescatori di oggi usano ancora. Queste sacche pesano decine di chili e vengono usate per dare stabilità alla barca bilanciandone il peso. Era stato Gesù a tirar fuori questa pesante sacca per accomodarcisi sopra oppure qualcuno lo aveva visto dormire a terra e ce lo aveva rotolato sopra per farlo stare più comodo? Non lo so. L’unica cosa di cui sono certo è che si trattò di un sonno ristoratore premeditato. Gesù non si addormentò accidentalmente come me quando accendo la Tv seduto sul divano e mi risveglio alle 4 del mattino perché mi sono addormentato. Gesù aveva visto le nuvole nere all’orizzonte e con piena coscienza della tempesta imminente, aveva deciso che era giunto il momento della meritata siesta, si era ritirato in quell’angolo protetto, aveva messo la testa sul cuscino ed era entrato nel mondo dei sogni!!!!! Il suo sonno disturbò i discepoli. Matteo e Marco riportano la loro risposta come uno steccato fatto di un triplice comando ed una domanda. I comandi: “Signore! Salvaci! Siamo perduti!” (Mt 8,25). La domanda: “Maestro, non t'importa che moriamo?” (Mc 4,39). Essi non discutono della forza di Gesù: “Riesci a calmare la tempesta?”, della sua conoscenza: “Sei cosciente di quale tempesta stiamo affrontando?” o della sua esperienza: “Hai nessuna esperienza con le tempeste?” quanto, piuttosto, suscitano dubbi sul carattere di Gesù. “Non ti importa…?” La paura ci spinge a fare cose come questa. La paura corrode la nostra fiducia nella bontà di Dio mentre iniziamo a mettere in dubbio se l’amore abiti o meno nei cieli. Se Dio riesce a dormire durante le mie tempeste, se i suoi occhi rimangono chiusi quando i miei sono spalancati, se permette che siamo colpiti dalle tempeste dopo esser saliti a bordo della sua barca, allora si cura davvero di noi? La paura innesca una catena di dubbi, dubbi che risuscitano rabbia che ci trasforma in mostri del comando. “Fa qualcosa contro questa tempesta!” è ciò che implicitamente la domanda esige. “Falla passare o…o…e basta!”. La paura è infatti nella sua sostanza una percezione della perdita del controllo. Quando la vita comincia a correre ad una velocità impazzita, allora cerchiamo qualcosa che possiamo controllare: una alimentazione bilanciata, una casa ordinata, il bracciolo del sedile in aereo e in molti casi, le persone. Quanto più ci sentiamo insicuri, tanto più cattivi diventiamo. Ci mettiamo a grugnire e mostriamo i nostri denti. Perché? Siamo semplicemente cattivi? Per certi versi è così ma anche perché ci sentiamo costretti in un angolo. La paura libera il tiranno che è dentro di noi. Smorza anche il nostro ricordo. I discepoli avevano ogni ragione per confidare in Gesù. Fino ad allora, lo avevano visto “guarire ogni sorta di malattie ed infermità tra il popolo” (Mt 4,23). Erano stati testimoni oculari quando aveva guarito un lebbroso con una semplice carezza ed un ordine (Mt 8,3- 13). Pietro aveva visto sua suocera recuperare la salute e tutti avevano visto i demoni fuggire come pipistrelli da una caverna. “Egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati” (Mt 8,16). Forse qualcuno avrebbe dovuto ricordar loro il curriculum vitae di Gesù? Ricordare i suoi successi passati? Non sarebbe servito. La paura crea una sorta di amnesia spirituale che cancella i ricordi dei miracoli. Ci fa dimenticare ciò che Gesù ha fatto e come è buono Dio. La paura è terribile. Succhia la vita dall’anima, ci fa arrotolare in uno stato embrionale, svuotandoci di ogni appagamento. Diventiamo come villaggi abbandonati, spazzati dal vento, luoghi in cui gli una volta gli umani usavano mangiare, vivere e trovare riparo. Ora non più! Quando è la paura a dar forma alla nostra vita, la sicurezza diviene il nostro dio. E quando la sicurezza diviene il nostro Dio, allora adoriamo la vita senza rischi. Ma colui che ama la sicurezza potrà mai compiere qualcosa di grande? Chi non ama il rischio, può compiere azioni nobili? Per Dio? Per gli altri? No. Chi è pieno di paura non può amare profondamente perché amare è rischiare. Non è in grado di dare nulla a nessuno. La benevolenza infatti non da alcuna garanzia di restituzione e nessun tornaconto. Chi è pieno di paura non può fare grandi sogni. Cosa succederebbe se i sogni diventassero realtà e schizzassero giù dal cielo? L’adorazione della sicurezza rende debole la grandezza. Non c’è da meravigliarsi dunque se Gesù inciti alla guerra contro la paura. Il suo comando più ricorrente emerge dal genere “non aver paura”. I vangeli raccolgono numerosi imperativi di Gesù. Di questi ventuno ci dicono di “non aver paura” o “esser coraggiosi”, “avere coraggio” o “tirarsi su”. Questo comando ricorrente appare in diverse occasioni. Se la quantità fa da indicatore, allora Gesù considera le nostre paure molto seriamente. La frase che pronuncia più di ogni altra è questa: non abbiate paura! I figli ridono o si lamentano dei comandi ricorrenti dei genitori. Ricordano le raccomandazioni materne come “non far tardi”, “riordinare la stanza”, e quelli paterni come “tira su le spalle” “lavora sodo”. Mi chiedo se i discepoli abbiano mai riflettuto sulle frasi che Gesù ha più volte ripetuto. Se fosse così allora avrebbero notato come egli ci richiami sempre ad aver coraggio. · “non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!” (Mt 10,31) · “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mt 9,2) · “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete …” (Mt 6,25) · “Non temere, soltanto abbi fede e tua figlia sarà salvata.” (Lc 8,50) · “Coraggio, sono io, non abbiate paura.” (Mt 14,27) · “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.” (Mt 10,28) · “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.” (Lc 12,32) · “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore..” (Gv14,27) · “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?” (Lc 24,38) · “Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi” (Mt 24,6) · “Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete»..” (Matthew 17:7) Gesù non vuole che tu viva in uno stato di paura. E neppure tu desideri ciò. Non hai mai fatto infatti affermazioni come queste: · “le mie fobie sono forza per il mio cammino” · “sarei un pessimo padre se non fosse per la mia ipocondria” · “Grazie a Dio per il mio pessimismo. Sono una persona migliore da quando ho perso speranza” · “i dottori mi dicono che se non inizio ad essere ansioso perderò la mia salute” Noi tutti conosciamo l’alto costo della paura. La domanda di Gesù è invece una buona domanda. Egli alza il capo dal cuscino, emerge a poppa e si immerge nella tempesta chiedendo: “Perché avete paura, uomini di poca fede??’” (v. 26). Ad esser sinceri, la paura svolge una funzione salutare. È come il nastro bianco e rosso in un cantiere che avverte del potenziale pericolo. Un certo timore può impedire ad un bimbo di attraversare da solo una strada piena di macchine. La paura è una reazione giusta davanti ad un edificio in fiamme o ad un cane rabbioso. La paura non è un peccato in se. Ma può diventarlo. Se gestiamo la paura attraverso gli attacchi d’ira, grosse bevute, accigliate ritirate, inedia, non facciamo che escludere Dio dalla soluzione ed esacerbiamo il problema. Ci assoggettiamo ad una posizione di paura in cui permettiamo all’ansia di dominare e definire la nostra vita. Preoccupazioni che divorano la gioia. Terrore che paralizza le giornate. Ripetuti attacchi di panico che ci pietrificano e ci paralizzano. Tutto ciò non viene da Dio. “Dio non ci ha dato uno spirito di paura…” (2 Tim 1,7). La paura busserà sempre alla tua porta. Un consiglio: non invitarla mai ad entrare e per amor del cielo, non offrirle un letto per la notte. Dedichiamoci piuttosto a studiare e meditare l’insegnamento di Gesù contro la paura. La paura riempirà il tuo mondo ma non deve necessariamente riempire il tuo cuore. Domani potrai temere meno di quanto tema oggi. Quando ero piccolo, avevo paura di andare a letto da solo o passare per certi luoghi bui. Ovviamente non ho mai detto nulla a nessuno ma ricordo bene come prima di andare a letto mi facevo coraggio per guardare se sotto ci fosse qualcuno!!!! E siccome spesso dormivo da mia nonna, terrorizzato, passavo davanti al suo letto mentre lei già dormiva. Le mie paure non le impedivano di dormire come Gesù nella barca. Poi mia nonna si svegliava e con grande coraggio mi accompagnava a letto attraverso quella che per me era la valle dell’ombra della morte ed io mi chiedevo che tipo di persona fosse visto che non aveva paura. Dio vede i nostri “seismos” nel modo in cui mia nonna vedeva le mie paure. “Gesù, levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia” (v. 26). Egli trattò il grande moto con una grande calma. Le acque divennero tranquille come fossero un mare di ghiaccio mentre ai discepoli non rimaneva che chiedersi “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?” (v. 27). Che uomo singolare, davvero! Capace di trasformare i tifoni in calma piatta. Silenziare le onde con una sola parola. Dare la forza a comuni mortali di mandare un ultimo messaggio di amore: “ho affrontato la mia parte di “seimos” nella vita ma, dopotutto, non sono mai andato sotto!! |
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