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Scritto da Marco Cicoletti   

Luca 7:36-50

Una sconosciuta – ospite  non invitata; inattesa e sospetta - entra laddove non appartiene. Inosservata, eccola, nell’ombra, alle spalle di Gesù, al di fuori della cerchia dei discepoli. A lei non spetta nemmeno la dignità di un nome e senza nome non può  essere chiamata; è completamente anonima.

 

Beh, non è proprio così perché l'ospite la riconosce: Simone, il fariseo, dice a se stesso: " Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice " (Lc 7:39 ). Simone non ha bisogno di conoscere il suo nome; egli sa già tutto ciò che c’è bisogno di sapere: costei  è una peccatrice. Per lui non conta niente altro.  

E la donna si è già trattenuta abbastanza a lungo in presenza di questa gente  per sapere di non contare nulla ed  essere indegna. Così si nasconde nell’ombra, unico ambiente a cui è certa di appartenere. La donna  è il prodotto di una società che l’ha convinta di non esser degna di partecipare alla festa dei VIP, delle persone che contano.

Certo, anche lei ha il suo posto nel mondo ... ma il suo posto non è qui, tra queste persone: sono certo che ricerca qualcosa ... ma non ciò che sta svolgendosi qui in casa di Simone.

Possiamo accettare il fatto che sia entrata nella stanza in cui i farisei stanno mangiando  ma deve fermarsi lì, al posto che le spetta,  al di fuori della cerchia intima, appiccicata alla parete, nell'anonimato.

Per qualche ragione -  il testo tace su questo - la donna senza nome emerge dall’ombra anche se non vi è traccia di dignitosa fiducia nel modo in cui si avvicina alla tavola: la sua figura è chinata verso il basso quasi strisciasse per terra; il volto guarda verso il pavimento …. non avrebbe il coraggio di guardare nessuno negli occhi ... questo comportamento la unisce a quelli che nella vita sono come lei. Non è una persona; è una peccatrice!

Mi chiedo cosa abbia annunciato la sua presenza a Simone ed al resto della ciurma. Non è che i discepoli ci facciano una gran bella figura! Scommetto che la colpa sia del pianto e dei singhiozzi come dice Luca, " fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli" (7:38). Parla con le lacrime, lacrime abbondanti, così copiose da bagnare i piedi di Gesù che poi asciuga con i capelli quasi fossero uno straccio. Isaia ha ragione: la nostra giustizia è uno straccio ai piedi di Dio.

Sembra proprio che  Simone non riesca a sentire l'amore che la donna dichiara con quelle lacrime. Si tratta di una lingua che egli non conosce, un linguaggio completamente sconosciuto. Egli non si spingerebbe mai verso tali estremi per comunicare o stabilire un contatto; non ne ha bisogno; è la gente a venire da lui. Egli è un Fariseo, dopotutto! Egli non manifesterebbe mai la sua disperazione in pubblico.  

Ed è così che la donna parla, comunica ma, naturalmente, Simone non può capire. Certamente i suoi orecchi gli hanno fatto volgere lo sguardo sull’intrusa in lacrime ma i suoi occhi vedono ciò che egli ha sempre visto quando la scorge per le vie della città. Non c’è dubbio: si tratta proprio di quella peccatrice di strada. Non può sbagliarsi.

(pausa)

Ti è mai capitato di sentirti addosso lo sguardo pesante degli altri? Quegli occhi che quasi ti sbattono addosso e quel senso di calore che ti sale su  per la testa? Si tratta della stessa sensazione che si prova quando si è in un altro paese e si cammina per  strada in tipico abbigliamento occidentale mentre tutti si voltano per guardare questo “qualcosa” di strano ed esotico, uno straniero. Mi è successo in Africa e in Cina ma non solo. Oppure può succederti  quando sei fuori luogo, da qualche parte e ti guardi attorno per renderti conto di essere in abiti troppo succinti oppure troppo vestito ( che ne so ….. tipo con il cappotto a Ferragosto o in piazza indossando il pigiama!) . Ho assistito a qualcosa di simile una volta ad un ricevimento: una donna uscì dalla toilette ed attraversò la sala con una striscia di carta igienica appiccicata alla gonna. La donna avvertiva la forte pressione degli sguardi di tutti e finalmente  scoprì la ragione per cui tutti la guardavano. Mi chiedo perché in occasioni simili lasciamo la gente nell’imbarazzo quando, con un semplice gesto di gentilezza, potremmo far notare la stonatura ed evitare tanto imbarazzo!

Ciò spiega in certa misura la ragione per cui la donna sia senza nome, chinata a terra, con il volto nella polvere più simile ad un animale che ad un essere umano; non vuole incrociare quegli sguardi, gli occhi di quelle persone che la seguono ovunque si muova.

Luca non ci dice perché Simone la definisca una "peccatrice". Non sappiamo che cosa abbia  fatto in passato o al presente tanto da ridurla così in basso, letteralmente a terra. Non c'è nulla nel testo ad indicare cosa abbia fatto o a suggerire che si tratti di una prostituta (ritengo proprio che questa chiave di lettura dica di più del lettore eccessivamente perverso che della donna stessa).

Ma c'è una cosa che possiamo imparare sul  peccato dalla storia di questa donna.

Il peccato è quella voce subdola che ci rocorda continuamente della nostra indegnità; ci dice che siamo delle nullità, non facciamo  parte di quella parte del creato che Dio ama ( e Dio ama tutto ciò che crea!!!)  figurarsi addirittura se possiamo essere la pupilla dei suoi occhi ( la gioia dei suoi occhi???? Più probabile!!). Ed il peccato è il nostro modo di interiorizzare quella voce credendola, dando così inizio al processo di distruzione di noi stessi e di quelli attorno a noi. Il peccato è il modo in cui noi ci lasciamo convincere profondamente di non far parte della meravigliosa creazione di Dio e cospiriamo insieme a quella voce screditando  la buona opera creatrice di Dio stesso .

La voce del peccato dice: "Sì, sei davvero solo. In tutto l’universo, in definitiva, tu sei solo. Finirai in un buco dove sarai lasciato a morire da solo. In realtà, non sei nulla di più di un animale.

E la terribile realtà di questa voce ingannevole è che la facciamo parlare - essa parla attraverso di noi – in modi che noi non riconosciamo: dal modo in cui viviamo, dal modo in cui siamo contenti che persone anonime “determinino” la nostra esistenza. Fin tanto che ci vediamo come brave persone (il che è vero), ci saranno  migliaia di modi in cui permetteremo alle persone che popolano la nostra esistenza di rimanere anonime, senza un nome, come la donna nella nostra storia.

Essi vivono su strade senza nome all’ombra di magazzini, piegati sui macchinari o nei campi chinati sulle piante mentre la sinistra meraviglia del nostro mondo (alcuni la chiamano "globalizzazione") è che ci sono tante persone senza nome che rendono la nostra vita possibile dei quali non sapremo mai  come e dove vivono ...  e tantomeno, incontreremo i loro figli. Non c’è bisogno che ci curiamo seriamente di loro. Non abbiamo bisogno di conoscere il loro nome. Questo è solo un modo in cui diamo voce al peccato con la nostra vita.

Ma Gesù non chiude la porta a Simone il fariseo. Non tutto è perduto. "Allora Gesù si voltò verso la donna e disse a Simone: 'Vedete questa donna?" (7:44). Si tratta di un quadro singolare. Come tutti gli altri presenti nella stanza, anche Gesù rivolge lo sguardo verso la donna. Ma questi non sono gli stessi occhi che la donna sente puntati addosso mentre cammina in città. Questi sono occhi di amore, l'amore di Dio, un amore che può “vedere” o riconoscere l'amore, occhi capaci di vedere e ricevere  il dono che solo questa donna è in grado di offrire.

E Gesù non si limita ad uno sguardo fugace, non le concede semplicemente un attimo della sua attenzione per poi voltarsi verso Simone e fargli una domanda. In questo momento non vi è nulla di più significativo o di più importante, che questa donna ... senza nome, di cui  la vergogna e la posizione di prostrazione catturano con realismo i profondi effetti di una vita vissuta sotto il peso del peccato.

Il testo dice: "allora Gesù si voltò verso la donna e disse a Simone". In questo momento gli occhi di Gesù sono fissi, immobili, costantemente fermi come lo zoom di una telecamera su di lei. E Gesù invita Simone a guardare la donna nel modo in cui la vede Lui.  

Ho affermato che la porta non viene chiusa a Simone perché la domanda non ha una risposta. Simone non dice: "Sì, la vedo; si tratta della peggior feccia della terra. C’è un posto anche per lei  ma non è qui con noi! " e neppure dice: “Gesù mio, non l’avevo mai  vista come la vedi tu. Grazie”.  Non sentiamo la sua risposta. Egli rimane sulla soglia della decisione. Luca taglia la scena prima che noi possiamo conoscere la risposta.  

Voglio credere che ci sia speranza anche  per questo fariseo. Perché, se c'è speranza per lui, allora c'è speranza per me.

La domanda che Gesù pone a Simone è una domanda aperta, una di quelle domande che saltano  fuori delle pagine per entrare nella nostra vita: "Vedete questa donna ?"... e se capitasse proprio a noi di dare un’occhiata alla donna, messa all’angolo, con quali occhi la guarderemmo? Le concederemo solo uno sguardo fuggevole rimanendo imperterriti oppure potremmo iniziare a vederla nel modo in cui Gesù la vede?

(pausa)

Ho paura che, a questo punto, possiamo correre il pericolo di pensare di avere tutto da dare e nulla da ricevere. Si tratta del rischio di credere che le persone siano là fuori,  in attesa della nostra benevolenza, della nostra bontà, di catturare la nostra attenzione. Questo modo di pensare è tutto narcisistico. Abbiamo ottenuto la salvezza, il regno di Dio ed ora dobbiamo fare qualcosa - la chiesa come lo stato sociale. Le persone dipendono da noi per l'amore di Dio.

Ma non è esattamente ciò che accade quando Gesù chiede a Simone se egli “vede” questa donna.

Gesù invita Simone a vedere questa donna, a capire ciò che sta dicendo con le lacrime, perché la donna riesce a vedere ciò che sfugge a Simone: Gesù è il Signore che porta con sé il Regno di Dio promesso. E nel Vangelo di Luca, questa capacità di vedere “oltre” è qualcosa che solo gli esclusi e gli emarginati possiedono. Questo è lo “scandalo” di Luca. Dio viene per gli oppressi.

Nel primo discorso pubblico di Gesù, egli apre il rotolo di Isaia nella sinagoga da dove legge:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l'unzione,

e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,

per proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

per rimettere in libertà gli oppressi,

e predicare un anno di grazia del Signore.

(Lc 4,18-19).

In altre parole, la donna disprezzata è attratta da Gesù nel modo in cui Simone non lo è e non può esserlo. La ragione è che la donna appartiene a quei “beati voi”, quei soggetti che possono vedere e ricevere il regno di Dio: "Beati voi che ora piangete." Ecco la donna.

I nostri occhi sono miopi, deboli;  non riescono a vedere. Abbiamo la vista offuscata dalla comodità. Noi siamo come Simone, benestanti e perciò, benefattori dell’umanità. Sono piuttosto gli umili – quelli a livello terra – a ricevere il regno e passarci avanti; coloro che sanno di “essere bisognosi” sono nella posizione di poter vedere le meraviglie di ciò che Gesù ha da offrire.

La domanda di Gesù: “Vedi questa donna?" presto ci introduce ad un altra: "riesci a vedere ciò che la donna vede?" E non c'è modo di saperlo finché non lo chiederemo direttamente a lei per ricevere ciò che solo la donna può dare.

(pausa)

C’è ancora una ultima cosa che desidero dire. Penso che la storia della donna senza nome e peccatrice si ripresenti più di una volta. In un certo senso quella donna siamo te ed io. Senza dubbio anche noi siamo spesso esclusi e spinti a sentirci indesiderati, indegni come lei. Oppure siamo noi a far sentire gli altri in tal modo e così siamo più simili a Simone.  

Anche noi viviamo in un mondo di peccato in cui ci si sente estranei, aborti della buona creazione di Dio  - e cammin facendo anche noi interiorizziamo quella voce di peccato dicendo a noi stessi che non siamo al’altezza delle situazioni, della vita e non siamo degni di nulla.

Credo che questa menzogna operi nel nostro mondo più o meno attraverso il modo in cui ci viene detto che bisogna avere un certo tipo di lavoro, guardare una certa somma di denaro  o acquistare il prodotto giusto che ci faccia comparire degni agli occhi di qualcun altro o agli occhi di noi stessi. Ciò è vero in tanti modi perché la verità è che noi siamo i peggiori critici di noi stessi.  

Il peccato è il modo in cui ci viene detto che non siamo accettati da Dio, a meno che .......... (compila lo spazio vuoto). E poi andiamo a complicarci la vita cercando di essere qualcosa che non siamo, cercando di farci piacere qualsiasi cosa che quelle voci ci assicurano che  renderà la nostra vita significativa.

La nostra vita cristiana non è affatto al sicuro da questa tentazione. Possiamo facilmente iniziare a credere che fare quella cosa importante (qualunque essa sia) sia il nostro modo di convincere Dio che gli apparteniamo e perciò dovrebbe amarci.

Tutto ciò che posso offrire sia a te che a me è il vecchio ma buon messaggio della grazia. È 'il messaggio di cui Paolo ci parla in Galati 2,15-21. Gesù Cristo è la testimonianza vivente dell’amore sovrabbondante di Dio per noi -  il Cristo che, come dice Paolo, "mi ha amato e ha dato se stesso per me".

Il messaggio della grazia proclama che siamo nell’eterno abbraccio d'amore di Dio attraverso la fedeltà di Gesù Cristo -  siamo già perdonati, già invitati ad entrare in quella comunione d’amore e già “infinitamente” amati.  Non importa ciò che pensiamo su noi stessi o su Dio: Dio ci ama già e  nulla ci potrà separare dall'amore di Dio – non anche le voci di menzogna attorno e dentro di noi.

Questo è ciò che vediamo quando la donna peccatrice si avvicina a Gesù. Gesù la accetta indipendentemente da tutto ciò che possa pensare dentro di sé e tutto ciò che quelle voci di peccato le suggeriscano, voci simili a quella di Simone.

Questo è anche il messaggio del salmo 5, 1-8 –  la grazia infatti non appartiene solo al Nuovo Testamento. Il versetto 8 afferma: " Ma io per la tua grande misericordia entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio”. L'amore di Dio è saldo, costante e costantemente forte da “buttar giù” il muro della solitudine e della indegnità che noi e gli altri abbiamo eretto.

Questo è l’amore che vediamo nella storia della donna peccatrice. Totalmente sola, ignorata nella stanza. Una donna che appartiene alle ombre. Una donna che ha  però udito la buona notizia di questo uomo chiamato Gesù: egli offre abbondanza di amore, un amore traboccante, un amore che distrugge  i confini del peccato -  il modo in cui il peccato ci lega, ci separa e ci rende desiderosi di ritirarci dalla scena e da quelle persone che  hanno bisogno di noi come una macchina ha bisogno dei pezzi di ricambio  ... sostituibili, acquistabili o in vendita  su eBay.

Quel Dio che quel giorno era in casa di Simone, ci ama “già” indipendentemente  da quello che potremmo pensare di noi stessi, ci libera dalle tenebre, dalla ritirata come ricci e dalla solitudine proprio come ha liberato la donna senza nome. Donna delle ombre che Gesù mette sotto i riflettori e rimette sulla scena della vita. Essa emerge dalle ombre quando si mette ai piedi di Gesù dove piange e non mostra traccia di orgoglio o fiducia di sé ma, mossa da puro amore, viene rimandata a casa nella pace. Questi siamo io e te!!!! Vangelo!! Ne hai fatta un’altra delle tue…..hai rimandato ancora una volta i ricchi a mani vuote mentre hai riempito quelle dei poveri!! Robin Hood dei tempi eterni!!

Dedicato a tutti quelli che in questo periodo estivo si sentono soli, abbandonati, emarginati. Dedicato ai ragazzi che ho conosciuto in quella meravigliosa oasi in cui ho predicato in Luglio! Ci vediamo presto!!

Marco Cicoletti

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