| Vedere Gesù da vicino nella settimana decisiva |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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LA SOFFERENZA DEL DISSIDIO DEL CUORE Seguimi ed osserviamo insieme da vicino quella che probabilmente è la notte più confusa della storia. La scena è molto semplice; non ci metterai molto a riconoscerla. Un “boschetto” di olivi contorti ancorati con le radici alla terra ed alle grosse pietre in maniera così tenace da non volerla lasciare. Una bassa recinzione fatta di pietre a secco. Una notte buia, nera.
Ora osserva bene. Penetra con lo sguardo più vicino che puoi attraverso le ombre del fogliame. Vedi quella persona? Riconosci quella figura solitaria? Cosa fa? È prostrata sulla nuda terra. Il volto è una maschera: le lacrime hanno impastato la fine polvere sul quel nobile viso. I pugni serrati contro la nuda terra. Occhi spalancati dalla paura. I capelli intrisi dal sudore salato. C’è del sangue sulla sua fronte? Quello, quello è Gesù! Gesù nel Getsemani. Il vero Gesù. Forse anche tu avrai visto il romantico ritratto di questa scena che io comprai poco dopo averLo incontrato. Gesù inginocchiato accanto ad un grande masso. Vestito di bianco. Mani giunte in pacifica preghiera. Una espressione serena sul volto. Un’aurea di luce attorno alla testa ed un raggio dal cielo che illumina i capelli. Un Gesù romantico. Un principe azzurro Ma come sappiamo il romanticismo fu un movimento che ha suscitato solo tante belle sensazioni. Il fatto è che Gesù non è un Romantico anche se è romantico. E non è il principe azzurro ma il Principe della Pace con Dio e gli uomini. Bene. Ti è tornata alla mente l’immagine a cui mi riferisco? Dimenticala. L’aspetto e la preghiera di Gesù erano tutt’altra cosa quella notte e colui che dipinse la scena certamente ignorava il Gesù del Vangelo. Quando l’evangelista descrisse quella scena usò toni bruschi esprimendoli con parole come: paura, angoscia, dolore, gettatosi a terra. Questo è il vero Gesù! Credi ancora che assomigli all’immagine di un Gesù che riposa tra le braccia di Dio? Difficile. Marco usa toni scuri per descrivere questa scena in cui vediamo Gesù agonizzante, Gesù in profonda angustia. Gesù che geme, piange, suda. Gesù dilaniato nel cuore. Vediamo chiaramente “l’Uomo dei Dolori che conosce il patire” IS 53,3. Un uomo che lotta contro la paura mortale, contro la tentazione di rinunciare al suo compito; un uomo che cerca in qualche modo un sollievo. Marco ci fa vedere un Gesù preda ad un dissidio del cuore. … Più tardi l’autore della Lettera agli Ebrei scriverà: “nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte” (Eb 5,7). Che ritratto di Gesù. Gesù nel dolore. Gesù si trova sulla scena del terrore. Gesù è ritratto non nei panni della santità quanto in quelli della totale umanità. Quando anche tu sarai nel dissidio se abdicare o tenere duro fino in fondo, ricordati di Gesù nel Getsemani che non ha nulla a che fare con il Jer-set! Quando l’autocommiserazione ti verrà a trovare convincendoti che a nessuno importa di te, fai una visita al Getsemani. Quando tu o il mondo vi chiederete se Dio percepisca il dolore che prevale su questo polveroso pianeta, ascoltatelo implorare tra gli ulivi contorti. E se ti dovessi trovare a soffrire, guarda con attenzione. Potrebbe ben darsi che la mano che si protende verso di te per liberarti, sia una mano forata. GESÙ TRADITO DA GIUDA Iniziamo notando il modo in cui Gesù vide Giuda. “E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!” Mt 26,50. Sarei ricorso a tanti nomi per rivolgermi a Giuda ma certamente non lo avrei chiamato “amico”. Ciò che Giuda fece a Gesù non fu uno scherzo. Fu gravissimo. In nessuna parte ci viene detto che Gesù abbia trattato male una sola volta Giuda e tanto meno che Giuda sia stato lasciato da parte. E quando Gesù all’ultima cena disse che il suo traditore sedeva a mensa con lui, nessuno dei suoi si voltò per dire: “è Giuda!”. Non lo vociferarono semplicemente perché Gesù non lo aveva mai detto. Lo aveva sempre saputo. Sapeva cosa Giuda gli avrebbe fatto eppure trattò il suo traditore come se fosse una persona fedele. . La posizione di Giuda precipita ancora quando si considera il fatto che il tradimento fu una idea di Giuda. I capi giudei non lo cercarono, fu Giuda che si mise in cerca di loro. “Quanto siete disposti a darmi se vi consegno Gesù?” aveva chiesto. Il tradimento sarebbe stato più facile da mandar giù se la proposta fosse venuta dai capi ma non fu così. Fu Giuda a fare la proposta e richiedere l’offerta migliore. Anche la modalità fu……. ancora una volta decisa da Giuda. Perché doveva essere un bacio? (Mt 26, 48-49). E perché poi doveva chiamarlo “Maestro”? Maestro è un titolo di rispetto. Nota l’incongruità delle sue parole, proposte ed azioni — per queste ragioni non avrei mai chiamato Giuda “amico”. Eppure questo è esattamente il titolo con cui Gesù lo chiamò. Perché? Chissà che Gesù non fosse in grado di vedere qualcosa che a noi sfugge…………. Gesù sapeva o conosceva che Giuda era stato sedotto da un tizio piuttosto astuto. Egli conosceva la forza seduttiva della voce di Satana – l’aveva udita con i propri orecchi. E sapeva come ormai per Giuda fosse difficile fare ciò che era giusto.. Gesù non giustificò affatto ciò che Giuda fece. Non minimizzò l’operato. E tanto meno divise Giuda dalla sua scelta. Ma guardò in fondo agli occhi il suo traditore per cercare di capire. Finché ti fermerai ad odiare il tuo nemico, la porta di un carcere rimarrà chiusa con un prigioniero al suo interno. Ma quando cercherai di capire e libererai il tuo aguzzino dal tuo odio, allora la porta del carcere si aprirà. Il carcerato potrà uscire. E sai chi è quel carcerato? Sei tu!!!!! . SIMONE DI CIRENE PORTA LA CROCE DI GESÙ “Marco 15:21 Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.” (Mc 15,21) Simone brontola ad ogni respiro. La sua pazienza è poca come scarso è lo spazio per le viuzze di Gerusalemme. Ma guarda un po’! Lui che sognava una pasqua tranquilla. La città è tutto tranne che in pace. Simone preferisce i suoi campi aperti. Ed ora, ciliegina sulla torta, le guardie romane fanno largo tra la gente, gridano, separano la folla in due ai margini della stradina. Cercano con violenza di far strada per far passare chissà quale pezzo grosso dell’esercito a cavallo insieme ai suoi soldati. Che barbarie!!! “ Eccolo!” “fate largo!” La testa di Simone e quella di almeno un centinaio di emeriti sconosciuti che si sono trovati a passare per quel luogo in quel momento, si volta. E in un solo istante il dubbio trova risposta. Ma che dignitario! “Si tratta di una crocifissione!” qualcuno bisbiglia. Quattro soldati. Un criminale. Quattro lance. Una croce. La croce poggia sulle spalle del condannato mentre la base come l’aratro striscia a terra solcandola. La parte superiore invece fende l’aria. Quell’aria fattasi elettrica. Il condannato sopporta la croce come meglio può ma inciampa sotto il suo peso. Si rimette in piedi e cerca di avanzare qualche metro prima di cadere di nuovo. Simone non riesce a vedere il volto dell’uomo; tutto ciò che vede è un capo di rovi. Ed è a questo punto che il volto da folle del centurione si fa più agitato per il rallentarsi del corteo. Maledice prima il criminale e poi se la prende con la folla che gli fa ressa attorno. “Forza, cammina, maledetto!” “Sbrigati”. “Sarà difficile!” dice a se stesso Simone. L’uomo che porta la croce fa ancora una sosta. Ha bisogno di aria. Ora si è fermato proprio davanti a Simone. È stremato. Non riesce a respirare. E non ce la fa più davvero. Non ha più le forze. Simone indietreggia a quell’orribile spettacolo. L’asse cozza contro la schiena già disastrata. Rivoli di sangue misto a sudore scendono giù sul suo volto pieno di ferite aperte aumentandone il dolore. La bocca è e rimane spalancata. È quasi paralizzata. Sia dal dolore che dalla spasmodica ricerca di aria. Qualcuno da dietro con dolcezza dice: “Si chiama Gesù!” “Cammina! Avanti! Bastardo!” impreca il comandante dell’esecuzione. Ma Gesù non può. Il suo corpo si incurva, i piedi tentano ma non riesce ad avanzare di un solo centimetro. La croce comincia a cadergli giù dalle spalle sobbalzando sui sassi e Gesù cerca di tenerla ferma ma non ci riesce. Ed ora rischia di cadere sulla calca che lo segue. Tutti fanno un passo all’indietro. Tranne il contadino Simone. Simone istintivamente tende le sue forti mani ed afferra la croce. Gesù cade facciavanti col volto tra la polvere e rimane fermo in quella posizione. Simone rimette la croce in piedi. Il centurione capisce che il povero cristo, Gesù Cristo, è esausto. Poi osserva quel giovane contadino alto e forte e non ci mette che un secondo per prendere una decisione e far presto. Poggia la punta della spada sulla spalla di Simone. “Ehi, tu! Aiutalo e porta tu la sua croce!”. Simone osa obiettare: “Signore, ma io nemmeno conosco chi sia costui!!”. “Non me frega niente! Porta la sua croce!”. Simone grugnisce come un animale, accosta la croce alle spalle, esce dalla folla e si immette al centro della via, esce fuori dall’anonimato per entrare nella storia, e diviene il primo di milioni che avrebbero preso su di sé la croce per seguire Cristo. Egli fece alla lettera ciò che Dio ci chiama a fare figurativamente: prendi la croce e segue Gesù. “Se qualcuno di voi vuole essere mio seguace, dev dimenticarsi di se. Prendi ogni giorno la croce. Scordati di te e vieni dietro di me”. Lc 9,23 ampliata. IL GRIDO DI VITTORIA É finita! Tutto è compiuto! Ce l’ho fatta!” Fermati ed ascolta. Riesci ad immaginare il grido proveniente dalla croce? Il cielo è scuro. Altri due giustiziati si lamentano. La bocca della folla di sciacalli si è chiusa, serrata. Era ora! Lo spettacolo è finito! Forse il cupo silenzio viene interrotto da un tuono o dal pianto di qualcuno. Quindi…… Gesù tira un profondo sospiro e facendo leva sul chiodo con cui i suoi piedi sono stati fissati al legno, esclama a gran voce: “TUTTO é compiuto!” Improvvisamente tutti sobbalzano. Un rumore generale sostituisce quel mortale silenzio. Ma che è stato! Un tuono! Una voce dal cielo? Ma che…. è stato quello di mezzo!!! Cosa fu ad esser compiuto? Che aveva finito di fare? Cosa si era compiuto? Semplice. Ma doloroso. Il lungo piano della storia della salvezza era giunto al suo fine. Adempiuta. La salvezza tanto attesa era stata compiuta. Il messaggio d’amore di Dio era stato terminato ed ora era pronto ad esser annunciato, consegnato all’umanità destinataria. L’opera umana di Gesù sulla terra era finita. Il compito di selezionare e formare ambasciatori era stato svolto. L’opera compiuta. Il canto d’amore era stato cantato fino all’ultima nota. Il sangue dell’uomo e di Dio era stato versato simultaneamente per mezzo dell’uomo-Dio, Gesù – Cristo. Dio era ora in pace con Adamo ed Adamo aveva saldato il suo conto ed era ora in pace con Dio. L’inimicizia distrutta e la relazione ricostruita. Il sacrificio era stato fatto. Il pungiglione della morte rimosso. Era finita. Un grido di sconfitta? No!!! Se non fosse stato per il fatto che le sue mani erano inchiodate alla croce tutti avrebbero visto un pugno di vittoria innalzarsi nell’aria accompagnato dal grido. Ma che sconfitta! Un grido di disperazione? Affatto. Si tratta del grido di gioia dopo le fatiche della ricostruzione. Un grido per il completamento. Un grido di soddisfazione. Di vittoria. Si, anche di sollievo. È finita. Torno a casa. Ho temuto. Ho sofferto. Ho avuto paura di non farcela ma Tu mi hai reso saldo. Ho creduto anche quando dicevo: “sono troppo infelice”. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo. Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli. Sì, io sono il tuo servo, Signore, io sono tuo servo, figlio della tua ancella; hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore e davanti a tutto il suo popolo, negli atri della casa del Signore, in mezzo a te, Gerusalemme. Alleluia. Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria; perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno. Slm 115,12ss -116, 1-2. La battaglia è finita. Il peccato è vinto. Satana sconfitto. La strada chiara. La porta aperta. Venite benedetti dal Padre mio. Entrate nella casa di mio Padre! Per voi è preparata la mensa. Imbandito un banchetto. L’uomo è tornato a vivere nella casa di Dio e Dio nella casa dell’uomo. Il cielo è in terra e la terra in cielo! AMEN!!!!! Ora osserva bene. Penetra con lo sguardo più vicino che puoi attraverso le ombre del fogliame. Vedi quella persona? Riconosci quella figura solitaria? Cosa fa? È prostrata sulla nuda terra. Il volto è una maschera: le lacrime hanno impastato la fine polvere sul quel nobile viso. I pugni serrati contro la nuda terra. Occhi spalancati dalla paura. I capelli intrisi dal sudore salato. C’è del sangue sulla sua fronte? Quello, quello è Gesù! Gesù nel Getsemani. Il vero Gesù. Forse anche tu avrai visto il romantico ritratto di questa scena che io comprai poco dopo averLo incontrato. Gesù inginocchiato accanto ad un grande masso. Vestito di bianco. Mani giunte in pacifica preghiera. Una espressione serena sul volto. Un’aurea di luce attorno alla testa ed un raggio dal cielo che illumina i capelli. Un Gesù romantico. Un principe azzurro Ma come sappiamo il romanticismo fu un movimento che ha suscitato solo tante belle sensazioni. Il fatto è che Gesù non è un Romantico anche se è romantico. E non è il principe azzurro ma il Principe della Pace con Dio e gli uomini. Bene. Ti è tornata alla mente l’immagine a cui mi riferisco? Dimenticala. L’aspetto e la preghiera di Gesù erano tutt’altra cosa quella notte e colui che dipinse la scena certamente ignorava il Gesù del Vangelo. Quando l’evangelista descrisse quella scena usò toni bruschi esprimendoli con parole come: paura, angoscia, dolore, gettatosi a terra. Questo è il vero Gesù! Credi ancora che assomigli all’immagine di un Gesù che riposa tra le braccia di Dio? Difficile. Marco usa toni scuri per descrivere questa scena in cui vediamo Gesù agonizzante, Gesù in profonda angustia. Gesù che geme, piange, suda. Gesù dilaniato nel cuore. Vediamo chiaramente “l’Uomo dei Dolori che conosce il patire” IS 53,3. Un uomo che lotta contro la paura mortale, contro la tentazione di rinunciare al suo compito; un uomo che cerca in qualche modo un sollievo. Marco ci fa vedere un Gesù preda ad un dissidio del cuore. … Più tardi l’autore della Lettera agli Ebrei scriverà: “nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte” (Eb 5,7). Che ritratto di Gesù. Gesù nel dolore. Gesù si trova sulla scena del terrore. Gesù è ritratto non nei panni della santità quanto in quelli della totale umanità. Quando anche tu sarai nel dissidio se abdicare o tenere duro fino in fondo, ricordati di Gesù nel Getsemani che non ha nulla a che fare con il Jer-set! Quando l’autocommiserazione ti verrà a trovare convincendoti che a nessuno importa di te, fai una visita al Getsemani. Quando tu o il mondo vi chiederete se Dio percepisca il dolore che prevale su questo polveroso pianeta, ascoltatelo implorare tra gli ulivi contorti. E se ti dovessi trovare a soffrire, guarda con attenzione. Potrebbe ben darsi che la mano che si protende verso di te per liberarti, sia una mano forata. GESÙ TRADITO DA GIUDA Iniziamo notando il modo in cui Gesù vide Giuda. “E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!” Mt 26,50. Sarei ricorso a tanti nomi per rivolgermi a Giuda ma certamente non lo avrei chiamato “amico”. Ciò che Giuda fece a Gesù non fu uno scherzo. Fu gravissimo. In nessuna parte ci viene detto che Gesù abbia trattato male una sola volta Giuda e tanto meno che Giuda sia stato lasciato da parte. E quando Gesù all’ultima cena disse che il suo traditore sedeva a mensa con lui, nessuno dei suoi si voltò per dire: “è Giuda!”. Non lo vociferarono semplicemente perché Gesù non lo aveva mai detto. Lo aveva sempre saputo. Sapeva cosa Giuda gli avrebbe fatto eppure trattò il suo traditore come se fosse una persona fedele. . La posizione di Giuda precipita ancora quando si considera il fatto che il tradimento fu una idea di Giuda. I capi giudei non lo cercarono, fu Giuda che si mise in cerca di loro. “Quanto siete disposti a darmi se vi consegno Gesù?” aveva chiesto. Il tradimento sarebbe stato più facile da mandar giù se la proposta fosse venuta dai capi ma non fu così. Fu Giuda a fare la proposta e richiedere l’offerta migliore. Anche la modalità fu……. ancora una volta decisa da Giuda. Perché doveva essere un bacio? (Mt 26, 48-49). E perché poi doveva chiamarlo “Maestro”? Maestro è un titolo di rispetto. Nota l’incongruità delle sue parole, proposte ed azioni — per queste ragioni non avrei mai chiamato Giuda “amico”. Eppure questo è esattamente il titolo con cui Gesù lo chiamò. Perché? Chissà che Gesù non fosse in grado di vedere qualcosa che a noi sfugge…………. Gesù sapeva o conosceva che Giuda era stato sedotto da un tizio piuttosto astuto. Egli conosceva la forza seduttiva della voce di Satana – l’aveva udita con i propri orecchi. E sapeva come ormai per Giuda fosse difficile fare ciò che era giusto.. Gesù non giustificò affatto ciò che Giuda fece. Non minimizzò l’operato. E tanto meno divise Giuda dalla sua scelta. Ma guardò in fondo agli occhi il suo traditore per cercare di capire. Finché ti fermerai ad odiare il tuo nemico, la porta di un carcere rimarrà chiusa con un prigioniero al suo interno. Ma quando cercherai di capire e libererai il tuo aguzzino dal tuo odio, allora la porta del carcere si aprirà. Il carcerato potrà uscire. E sai chi è quel carcerato? Sei tu!!!!! . SIMONE DI CIRENE PORTA LA CROCE DI GESÙ “Marco 15:21 Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.” (Mc 15,21) Simone brontola ad ogni respiro. La sua pazienza è poca come scarso è lo spazio per le viuzze di Gerusalemme. Ma guarda un po’! Lui che sognava una pasqua tranquilla. La città è tutto tranne che in pace. Simone preferisce i suoi campi aperti. Ed ora, ciliegina sulla torta, le guardie romane fanno largo tra la gente, gridano, separano la folla in due ai margini della stradina. Cercano con violenza di far strada per far passare chissà quale pezzo grosso dell’esercito a cavallo insieme ai suoi soldati. Che barbarie!!! “ Eccolo!” “fate largo!” La testa di Simone e quella di almeno un centinaio di emeriti sconosciuti che si sono trovati a passare per quel luogo in quel momento, si volta. E in un solo istante il dubbio trova risposta. Ma che dignitario! “Si tratta di una crocifissione!” qualcuno bisbiglia. Quattro soldati. Un criminale. Quattro lance. Una croce. La croce poggia sulle spalle del condannato mentre la base come l’aratro striscia a terra solcandola. La parte superiore invece fende l’aria. Quell’aria fattasi elettrica. Il condannato sopporta la croce come meglio può ma inciampa sotto il suo peso. Si rimette in piedi e cerca di avanzare qualche metro prima di cadere di nuovo. Simone non riesce a vedere il volto dell’uomo; tutto ciò che vede è un capo di rovi. Ed è a questo punto che il volto da folle del centurione si fa più agitato per il rallentarsi del corteo. Maledice prima il criminale e poi se la prende con la folla che gli fa ressa attorno. “Forza, cammina, maledetto!” “Sbrigati”. “Sarà difficile!” dice a se stesso Simone. L’uomo che porta la croce fa ancora una sosta. Ha bisogno di aria. Ora si è fermato proprio davanti a Simone. È stremato. Non riesce a respirare. E non ce la fa più davvero. Non ha più le forze. Simone indietreggia a quell’orribile spettacolo. L’asse cozza contro la schiena già disastrata. Rivoli di sangue misto a sudore scendono giù sul suo volto pieno di ferite aperte aumentandone il dolore. La bocca è e rimane spalancata. È quasi paralizzata. Sia dal dolore che dalla spasmodica ricerca di aria. Qualcuno da dietro con dolcezza dice: “Si chiama Gesù!” “Cammina! Avanti! Bastardo!” impreca il comandante dell’esecuzione. Ma Gesù non può. Il suo corpo si incurva, i piedi tentano ma non riesce ad avanzare di un solo centimetro. La croce comincia a cadergli giù dalle spalle sobbalzando sui sassi e Gesù cerca di tenerla ferma ma non ci riesce. Ed ora rischia di cadere sulla calca che lo segue. Tutti fanno un passo all’indietro. Tranne il contadino Simone. Simone istintivamente tende le sue forti mani ed afferra la croce. Gesù cade facciavanti col volto tra la polvere e rimane fermo in quella posizione. Simone rimette la croce in piedi. Il centurione capisce che il povero cristo, Gesù Cristo, è esausto. Poi osserva quel giovane contadino alto e forte e non ci mette che un secondo per prendere una decisione e far presto. Poggia la punta della spada sulla spalla di Simone. “Ehi, tu! Aiutalo e porta tu la sua croce!”. Simone osa obiettare: “Signore, ma io nemmeno conosco chi sia costui!!”. “Non me frega niente! Porta la sua croce!”. Simone grugnisce come un animale, accosta la croce alle spalle, esce dalla folla e si immette al centro della via, esce fuori dall’anonimato per entrare nella storia, e diviene il primo di milioni che avrebbero preso su di sé la croce per seguire Cristo. Egli fece alla lettera ciò che Dio ci chiama a fare figurativamente: prendi la croce e segue Gesù. “Se qualcuno di voi vuole essere mio seguace, dev dimenticarsi di se. Prendi ogni giorno la croce. Scordati di te e vieni dietro di me”. Lc 9,23 ampliata. IL GRIDO DI VITTORIA É finita! Tutto è compiuto! Ce l’ho fatta!” Fermati ed ascolta. Riesci ad immaginare il grido proveniente dalla croce? Il cielo è scuro. Altri due giustiziati si lamentano. La bocca della folla di sciacalli si è chiusa, serrata. Era ora! Lo spettacolo è finito! Forse il cupo silenzio viene interrotto da un tuono o dal pianto di qualcuno. Quindi…… Gesù tira un profondo sospiro e facendo leva sul chiodo con cui i suoi piedi sono stati fissati al legno, esclama a gran voce: “TUTTO é compiuto!” Improvvisamente tutti sobbalzano. Un rumore generale sostituisce quel mortale silenzio. Ma che è stato! Un tuono! Una voce dal cielo? Ma che…. è stato quello di mezzo!!! Cosa fu ad esser compiuto? Che aveva finito di fare? Cosa si era compiuto? Semplice. Ma doloroso. Il lungo piano della storia della salvezza era giunto al suo fine. Adempiuta. La salvezza tanto attesa era stata compiuta. Il messaggio d’amore di Dio era stato terminato ed ora era pronto ad esser annunciato, consegnato all’umanità destinataria. L’opera umana di Gesù sulla terra era finita. Il compito di selezionare e formare ambasciatori era stato svolto. L’opera compiuta. Il canto d’amore era stato cantato fino all’ultima nota. Il sangue dell’uomo e di Dio era stato versato simultaneamente per mezzo dell’uomo-Dio, Gesù – Cristo. Dio era ora in pace con Adamo ed Adamo aveva saldato il suo conto ed era ora in pace con Dio. L’inimicizia distrutta e la relazione ricostruita. Il sacrificio era stato fatto. Il pungiglione della morte rimosso. Era finita. Un grido di sconfitta? No!!! Se non fosse stato per il fatto che le sue mani erano inchiodate alla croce tutti avrebbero visto un pugno di vittoria innalzarsi nell’aria accompagnato dal grido. Ma che sconfitta! Un grido di disperazione? Affatto. Si tratta del grido di gioia dopo le fatiche della ricostruzione. Un grido per il completamento. Un grido di soddisfazione. Di vittoria. Si, anche di sollievo. È finita. Torno a casa. Ho temuto. Ho sofferto. Ho avuto paura di non farcela ma Tu mi hai reso saldo. Ho creduto anche quando dicevo: “sono troppo infelice”. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo. Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli. Sì, io sono il tuo servo, Signore, io sono tuo servo, figlio della tua ancella; hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore e davanti a tutto il suo popolo, negli atri della casa del Signore, in mezzo a te, Gerusalemme. Alleluia. Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria; perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno. Slm 115,12ss -116, 1-2. La battaglia è finita. Il peccato è vinto. Satana sconfitto. La strada chiara. La porta aperta. Venite benedetti dal Padre mio. Entrate nella casa di mio Padre! Per voi è preparata la mensa. Imbandito un banchetto. L’uomo è tornato a vivere nella casa di Dio e Dio nella casa dell’uomo. Il cielo è in terra e la terra in cielo! AMEN!!!!!
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