| Unità nella molteplicità o differenza |
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| Scritto da Marco Cicoletti |
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Il termine “comunione” è una parola appartenente al vocabolario della Nuova Alleanza; la comunione di cui si parla nel nuovo testamento è coniata secondo la comunione di cui Gesù godeva col Padre nei suoi giorni terreni. Prima di lasciare i suoi che erano e sarebbero rimasti nel mondo – non ha mai voluto che vivessimo separati da questo mondo in cui ci ha messi a vivere e a far luce – Gesù pregò il Padre perché i suoi discepoli – te ed io compresi – potessero godere dello stesso tipo di comunione - o relazione, unione con Dio in ogni cosa che aveva lui. La nuova alleanza nel suo sangue guida infatti i discepoli di Gesù verso una santificazione interiore che li trasforma nella sostanza in Gesù la quale a sua volta li porta ad una comunione gli uni con gli altri. Ne è la causa. Quando in Ebrei 11 leggiamo dei grandi uomini di fede possiamo facilmente notare che si tratta di individui isolati. Questi eroi della fede appartengono infatti tutti all’antico testamento o alla vecchia alleanza. Ma non appena volgiamo lo sguardo verso il nuovo testamento ed i personaggi di cui narra , scorgiamo Gesù che invia i discepoli a due a due. Questo fatto costituisce una vera e propria novità nel panorama della storia della salvezza. Gesù dunque non è venuto solo per guidarci verso una santificazione interiore ma anche verso una profonda e veritiera comunione tra noi.
Se anche un credente giunge ad una vita di vittoria sul peccato a livello interiore e personale ma non entra in comunione con gli altri, si registra una drastica mancanza nella sua santificazione ed una testimonianza a metà. La santificazione senza la comunione è un inganno!!! Lo scopo di ogni rivelazione e crescita nella esperienza cristiana è quella del dono. Infatti, ogni qual volta cresciamo o otteniamo vittoria in qualche area della vita, questa giunge a noi come dono di Dio; ma ogni cosa che ci viene data è per sua natura divina destinata ad esser a nostra volta donata, partecipata agli altri credenti ai quali Dio ci ha uniti; lo scopo è quello di conferire qualche dono spirituale ai fratelli perché la comunità o corpo dei credenti sia edificato e possa a sua volta crescere in efficacia ed essere di benedizione-servizio per il mondo che in noi cerca risposta. Noi riceviamo per poter dare ed esser, da soli e tutti insieme, una benedizione per la trasformazione di questa terra. Dio ragiona secondo l’ottica del Corpo in cui il singolo ha la sua funzione ma non è indipendente dagli altri. La totalità dell’azione di Gesù per mezzo del suo corpo si trova oggi attraverso l’osservazione della somma di azioni che tutta la chiesa, diffusa su tutta la terra, compie. Vuoi vedere Gesù? Osserva ciò che il corpo dei discepoli e non solo uno di essi fa su questa terra. Gesù è davvero rimasto con noi! Ma a noi spetta di alzare lo sguardo per discernerlo. Possiamo trovare forza ed esempio e trarre grande incoraggiamento davvero da tutti i cristiani che vivono su questa terra. Molti oggi vanno in giro per il mondo predicando la santità essendo tuttavia individui solitari proprio come quelli dei tempi antichi. Intendo dire che molti di questi affermano di avere un ministero ma non fanno parte di alcuna comunità, gruppo, parrocchia e chiesa locale. Questi predicatori vivono ancora sotto l’Antico Testamento ed osservandoli uno ad uno si riscontra una costante: nessuno di essi ha sviluppato una comunione nel luogo di residenza. In Italia è vero anche l’opposto. Ci sono alcuni che ritengono di essere i soli detentori dello Spirito e a nome della comunione ecclesiale ostacolano e bloccano in ogni modo ogni opera e ministero genuinamente generato dalla creatività e libertà dello Spirito Santo e funzionano come controllori più che esortatori dell’opera di Dio. Anche costoro sono carnali, ingannati e poiché ingannati, ingannano. Grazie a Dio, Egli non si lascia ingabbiare da nessuno anche se di base la carne da sempre cerca di controllare Dio piuttosto che lasciarsi controllare da Lui.C’è tuttavia un modo sano per evitare i due estremi. È il modo che troviamo infatti incarnato negli apostoli nella chiesa del primo secolo. Subito dopoI miracoli sono per oggi ma perché avvengano e duemila possano aderire alla fede, abbiamo bisogno di esser sempre collegati con il cielo, col cuore rivolti alle cose di lassù vivendo nella coscienza della sua presenza. Pietro e Giovanni lavoravano in squadra. Il giorno di Pentecoste, sebbene sia stato Pietro a parlare, tuttavia si legge: “levatosi in piedi con gli altri Undici” (Atti 2,14). La comunione è ciò che balza subito all’attenzione quando leggiamo il libro degli Atti sin dai primissimi capitoli. Pietro e Giovanni non erano affatto uomini con temperamenti simili. Pietro, istintivo e risoluto quanto inopportuno e Giovanni, l’appassionato, l’innamorato, colui che sa porre il cuore in ascolto di ciò che è nel cuore di Dio. Gerarchia e Profetismo. Chiesa fondata non solo sugli apostoli ma anche ed alla pari sui profeti; ed è tempo che questa verità venga riaffermata!Tipi completamente e sostanzialmente diversi. Pietro era il tipo sempre pronto a reagire, non ad agire, mosso dalla paura – veloce a vanatrsi che non avrebbe mai rinnegato il Signore, veloce a saltar giù dalla barca per correre verso il Signore che lo attendeva sulla riva del Mar di Galilea appena lo riconobbe (Gv 21).Giovanni era invece il tipo tranquillo meditativo che ama stare da solo e ad ama avere visioni delle cose celesti come a Quindi non abbiate troppo timore e cercate in tutto di fare il bene comune, anche se dovessero esserci diverbi e dissensi: questi non costituiscono l’ultima parola. Può darsi che strade separate più in là possano incontrarsi di nuovo. Niente è impossibile a Dio. E l’unione di poli opposti rivela l’operatività di una realtà superiore. In terra essi si oppongono. Con l’intervento celeste essi possono procedere assieme e manifestare grandi risultati per il Regno. |
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