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Due Giardini

 

 

giardini-fioriti NG1terra riarsaAllora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Mt 26,36-45.

Molto tempo fa, nel giardino perfetto chiamato Eden, l'uomo fu posto lì a vivere da Dio; per quale ragione? Molti direbbero che Dio creò l'uomo affinché Adamo potesse servirlo. Tale risposta anche se appare buona, è miope ed incapace di focalizzare la ragione per cui Dio creò l'uomo e lo pose nel giardino dell'abbondanza.

Se non comprendi con chiarezza lo scopo originale di Dio per l'uomo, allora finirai per vivere in abuso cioè un uso abnorme della tua vita. Il racconto della creazione sembra dirci che Dio, il creatore, impiegò sei giorni di intensa attività per preparare una casa per l'uomo; e questo già basta a mostrare un essere divino che crea con grande abbondanza e multiformità finalizzate all'uomo. Dio impiegò il suo tempo per creare una casa perfetta per questo uomo; sembra che questo Dio vivesse per piacere e servire qualcuno che era ancora semplicemente un'idea nel suo cuore.

Pertanto dopo aver creato una casa per l'uomo, egli procedette al secondo passo: creare Adamo a sua immagine e a sua somiglianza; egli riprodusse il suo riflesso e dette ad Adamo il dominio per governare sulla terra. In una parola, questo uomo era come Dio sulla terra.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,

la luna e le stelle che tu hai fissate,

che cosa è l'uomo perché te ne ricordi

e il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,

di gloria e di onore lo hai coronato. Slm 8,4-6

Il termine tradotto con "angeli" nel testo originale ebraico è "Elohim" che significa "Dio". Quest'uomo fu fatto poco meno di Dio nell'autorità. Dio non creò un servo perché c'era tanto lavoro da svolgere nel quartier generale del cielo ed aveva bisogno di qualcuno che lo servisse facendo ciò che Egli non riusciva a fare da solo. Dio non era affamato di potenza al punto che se l'uomo non fosse stato creato, Dio avrebbe potuto cedere alla solitudine ed alla bassa stima di sé. Questo Dio, al contrario, creò l'uomo per il suo piacere, un essere che potesse amare e con cui potesse condividere la sua vita come marito e moglie.

Dio creò l'uomo per il suo piacere.

«Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,

di ricevere la gloria, l'onore e la potenza,

perché tu hai creato tutte le cose,

e per la tua volontà furono create e sussistono». Ap 4,11.

Egli creò l'uomo per sua volontà e diletto, gli conferì vita e potenza per mezzo del suo alito di vita, lo circondò con la gloria e l'onore e lo posizionò in un giardino chiamato Eden che significa "piaceri" perché si trovasse a suo agio in questo habitat.

Ma poi, un giorno, un serpente astuto ed ingannevole apparve sulla scena e convinse Adamo ed Eva che questo stesso Dio pieno di amore stava in realtà trattenendo da loro qualcosa che li avrebbe resi proprio come Lui.

Essi non caddero perché erano affamati di mangiare il frutto dell'albero proibito, ma perché l'amore di Dio era stato messo in dubbio. Dopo aver mangiato il frutto essi furono spogliati della gloria di Dio ed il peccato aprì la porta nella vita di Adamo perché la morte regnasse da allora in avanti su tutti gli uomini.

L'atto di disobbedienza dell'uomo lo condannò ad una tortura mentale; la condanna entrò in scena e l'uomo ebbe paura; si nascose dall'amore stesso quando Dio, che è amore, veniva nel giardino per stare con Adamo.

Ormai la condanna regnava nella coscienza dell'uomo e poco importava se egli si trovasse ancora a vivere nel luogo del piacere e dell'abbondanza. La condanna lo aveva tagliato via dalla vita e la morte aveva trovato la via di ingresso e la base per esprimere se stessa in tutte le sue declinazioni.

Quello spirito regna da allora su tutta l'umanità.

Molte persone sono profondamente convinte perché hanno bevuto la menzogna diabolica che Dio non possa fare nulla con loro a casa dei loro peccati. Essi vedono un Dio cattivo ed è per questa ragione che cercano di offrire sacrifici morti nel tentativo di pacificare ed ingraziarsi Dio affinché egli possa usare loro misericordia.

Ogni forma religiosa umana finisce per produrre dei servi, ma Gesù Cristo ci ha mostrato una relazione che produce invece figli.

Molti sono malati, infermi, oppressi a causa della radice della condanna nella loro vita cioè a casa del peccato. Persino i credenti combattono spesso una lotta impari ed inesorabile contro la condanna, alcuni si arrendono e smettono di combattere, cedendo alla sconfitta legata alla impotenza umana davanti ad un nemico più forte.

La condanna li esclude dalla presenza di Dio e dalla sua benedizione.

Tuttavia, questa è la ragione per cui Gesù venne: per distruggere le opere del diavolo inchiodando alla croce la legge che ci condannava, dichiarandoci inadatti a ricevere la misericordia e la bontà di Dio.

15 Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. 16 E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. 17 Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.

18 Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19 Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti

Rm 5,15-19.

Pertanto, ciò che era iniziato con un uomo, Adamo, nel giardino, doveva anche avere fine per mezzo di un uomo, Gesù, in un altro giardino.

Gesù fu duramente e letteralmente schiacciato durante la preghiera nel giardino del Getsemani con la quale cercava la relazione col Padre che era stata spezzata nel giardino dell'Eden.

Egli combatteva infatti o agonizzava nella preghiera per riacquistarci la relazione, la presenza, la protezione ed il dialogo che avevamo perduto quel giorno in Adamo.

La notte precedente la sua crocifissione, egli era nel Getsemani a pregare; ma si trattò di una esperienza di preghiera molto diversa dalle altre. Gesù si discostò un poco dai tre discepoli per pregare e due volte chiese al Padre di rimuovere il calice dell'ira che egli stava per bere, ma ogni volta egli si sottomise alla volontà di Dio che era quella che egli bevesse il calice dell'ira di Dio che si sarebbe scagliata sopra al peccato che Dio stava caricando nel suo corpo.

Egli era sofferente e triste fino alla morte. Per quale ragione egli era così sofferente al punto che le gocce di sudore veicolarono il suo sangue? Naturalmente, ciò accadeva non perché egli avesse paura della morte; egli aveva spesso parlato ai discepoli della sua morte e pertanto, egli conosceva la sua missione che era quella di prendere il nostro posto e morire per noi.

La chiave per comprendere il tutto sta nel fatto che Gesù visse una vita perfetta e non commise alcun peccato e poiché non era possibile trovare traccia di peccato in lui, la morte non avrebbe potuto toccarlo, la morte non aveva potere su lui.

La morte ha potere sull'uomo solo a causa del peccato; ma Gesù, non avendo peccato, non offriva alla morte alcun appiglio.

Pertanto la domanda da un milione di dollari è questa: perché la morte ha avuto potere su Gesù?

Gesù era il nostro sostituto. Dio aveva preso i peccati di tutti gli uomini e di tutto l'uomo e li aveva traferiti in Gesù, nostro vicario. Quindi la morte ebbe potere a causa dei peccati degli uomini che egli portava come loro sostituto; così Gesù morì non a causa dei propri peccati, ma a causa dei nostri.

La morte ha colpito Gesù a casa della condanna gravante sul peccato e sul peccatore. Egli era l'agnello sacrificale di Dio inviato e sacrificato per purificare i peccati dell'uomo.

Come era stato ordinato a Mosé e al sacerdozio di Aronne, essi dovevano offrire un agnello senza macchia prima di offrire un sacrificio.

Questo atto significava il trasferimento dei propri peccati sull'agnello e il loro assorbimento dell'innocenza dell'agnello. Questa era un'ombra delle realtà che dovevano venire.

Gesù doveva ricevere l'imputazione dei peccati dell'uomo.

Nel far ciò, egli doveva anche ricevere la condanna dei peccati. Pertanto in quel giardino egli si trovava sotto un pesante fardello, mentre noi ricevevamo nella sua persona la condanna di tutti i peccati dell'umanità di ogni tempo.

La colpa che gli avvertì non può essere descritta, l'angustia nella sua anima era letale. Nessun altro uomo avrebbe potuto fare ciò perché aveva la macchia del peccato, mentre Gesù era senza peccato come gli agnelli sacrificali senza macchia avevano profetizzato.

Questo è il gande amore con cui Dio ci ha amato!

In quel giardino del Getsemani la condanna che era sopra a ciascuno di noi fu rovesciata. Isaia aveva profetizzato in 53,3-4:

Disprezzato e reietto dagli uomini,

uomo dei dolori che ben conosce il patire,

come uno davanti al quale ci si copre la faccia,

era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori

e noi lo giudicavamo castigato,

percosso da Dio e umiliato.

La fine della questione è questa: non c'è più alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.

1 Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. 2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, 4 perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.

1 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Rm 8,1-4

Per quale ragione? Perché Gesù è stato condannato per tutti i peccati che avresti commesso nella tua vita. Dio ha giudicato e giustiziato Gesù al tuo posto, affinché Dio possa godere nuovamente dell'esperienza di quel giardino dell'Eden insieme a te, come era all'inizio e nella sua volontà per te.

Dio voleva vedere il giardino dell'Eden popolato di nuovo con te dentro.

Egli ti ha creato per il suo piacere.

Egli desidera e brama amarti ogni giorno molto più di quanto tu possa amare te stesso.

Tu sei suo figlio amato!

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Marco Cicoletti

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